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Pastificio Rana condannato per insulti omofobi

Gianluca Rana ha dato del finocchio a un dirigente. Ma per l'azienda si trattava di uno scherzo

La vicenda si riferisce a più di 15 anni fa e si è trascinata per anni nelle aule dei tribunali. Ma ora la Cassazione ha messo il punto finale. Dare pubblicamente e ripetutamente del "finocchio" ha arrecato "concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore, nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione". E' questa la tesi con la quale la Suprema Corte ha respinto il ricorso del Pastificio Rana, guidato dall'ad  Gian Luca Rana, figlio del fondatore Giovanni Rana, contro la sentenza, prima del Tribunale di Verona e poi della Corte d'Appello di Venezia, che aveva condannato il Pastificio Rana Spa in qualità di datore di lavoro a risarcire un ex dirigente dell'azienda.

Nessuna condanna personale, né civile né penale, per Gian Luca Rana. In effetti, il Pastificio Rana ha sempre negato e continua a negare che il suo amministratore delegato Gian Luca Rana abbia mai rivolto appellativi omofobi al suo ex dirigente. Ma secondo i giudici, tra il 2001 e il 2007 Rana ha pronunciato, "ripetute offese" sulla presunta omosessualità del dirigente, il quale è stato stato sistematicamente apostrofato con il termine "finocchio", come testimoniato da alcuni colleghi. Dopo la fine del rapporto di lavoro, il manager ha lamentato uno "stato di ansia e di stress" e "pregiudizio alla vita di relazione e alla dignità". 

La difesa ha invece sostenuto che le parole erano solo "espressione di un clima scherzoso nell'ambiente di lavoro" e che la mancata reazione del manager all'epiteto fosse "un riflesso della irrilevanza e inoffensività della condotta datoriale".

In una nota del pastificio si precisa che l'ordinanza della Corte di Cassazione "si basa solo su presunzioni desunte dalla testimonianza di altri due ex-dirigenti fuoriusciti dall'azienda, parti in causa di pregressi contenziosi con il Pastificio". Tutto il Pastificio Rana e in particolare Gian Luca Rana si dicono "profondamente rammaricati dalla strumentalizzazione di una vicenda" che "nulla ha a che fare con il tema della discriminazione e dell'orientamento sessuale". "Il Pastificio, con i suoi 3200 dipendenti in 52 Paesi nel mondo, rappresenta un esempio positivo di valorizzazione dell'unicità delle persone - conclude la nota - e ritiene l'eterogeneità forma imprescindibile di crescita culturale per tutta l'azienda".

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