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CLARA MOSCHINI

Macchine agricole, industria strategica ancora bloccata

L'attività non rientra tra quelle autorizzate dall'ultimo Dpcm

“Rischiamo di essere tagliati fuori dal mercato perché giudicati inaffidabili”. L'allarme, quasi un vero e proprio grido di dolore, è quello di Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, la federazione nazionali dei costruttori di machine per l'agricoltura, che realizzano l'80% della produzione nazionale dei comparti rappresentati, con un export pari al 70%. A rischio sono 5.000 trattori e decine di migliaia di macchine agricole destinate all'Italia e altrettante destinate all'estero, più la componentistica: in tutto, oltre tre miliardi di euro che aspettano di essere sbloccate. La terza industria nel mondo e la prima nel settore componentistica chiama in causa direttamente il premier Giuseppe Conte

“Prima il nostro codice ateco è stato inserito nell'ultimo dpcm del 10 aprile,  poi siamo stati cacciati fuori, forse su pressione delle organizzazioni sindacali. Fatto sta che adesso non riusciamo a rispondere ai nostri clienti. Stiamo mettendo in difficoltà le nostre aziende e tutto il settore e non solo in Italia. Il Cema, il Comitato europeo dei costruttori di macchine per l'agricoltura, ha più volte dichiarato che stiamo mettendo in difficoltà tutti gli agricoltori europei: in caso di difficoltà non riusciamo nemmeno a inviare i pezzi di ricambio. Così stiamo mettendo in stop anche chi usa macchine vecchie che hanno bisogno di manutenzione”, sottolinea Malavolti che conferma le pressioni che FederUnacoma sta facendo sul governo e sul ministero dell'Agricoltura per sbloccare la situazione. I primi effetti del blocco, dice il presidente, tra l'altro si cominciano a fare vedere con un rincaro pauroso dei prezzi di derrate come il mais e i limoni, ad esempio, andati al raddoppio e oltre in pochi giorni. 

“La mancanza dei macchinari che si unisce alla mancanza di manodopera sta facendo schizzare in alto il prezzo dei prodotti agricoli e ortofrutticoli”, spiega Malavolti. Per mettere una pezza alla situazione, FederUnacoma richiede (lo aveva già fatto in una lettera del primo aprile inviata al governo) che il dpcm possa essere immediatamente corretto, e che sia consentito alle industrie del comparto di riprendere la produzione, “sia pure con una cospicua riduzione dei volumi e sempre nell’osservanza rigorosa delle misure di prevenzione e sicurezza per i lavoratori”. Le aziende agricole, dice Malavolti, “hanno espresso con chiarezza la necessità di avere forniture meccaniche e sarebbe paradossale, oltre cha dannoso per l’economia italiana, che dovessero acquistarle da costruttori esteri, espressamente autorizzati a produrle dai propri governi”. 

Intanto arrivano i primi dati sul settore e non sono confortanti, com'era prevedibile. Il mercato delle macchine agricole paga il prezzo dell’emergenza sanitaria e, a marzo, segna cali vistosi nelle vendite di trattrici (-34,4%), mietitrebbiatrici (-12,5%), trattrici con pianale di carico (-21,1%), rimorchi (-39,3%) e sollevatori telescopici agricoli (-10,5%). Nella media del trimestre le immatricolazioni di trattrici calano del 14,6%, le immatricolazioni di rimorchi del 17,4%, mentre complessivamente in attivo risultano le trattrici con pianale di carico (+2,6%) e i sollevatori telescopici (+9,1%). 

FederUnacoma fa sapere che anche sul bilancio del prossimo trimestre peserà, purtroppo, il blocco totale della produzione e commercializzazione dei macchinari che ha caratterizzato la prima metà di aprile. “Anche in presenza di una riapertura dei siti industriali - rileva FederUnacoma - i volumi prodotti saranno notevolmente ridotti, per la necessità di rispettare le norme di sicurezza e prevenzione all’interno degli impianti”. Difficile dunque replicare il 2019: i dati usciranno più in là, ma l'anno scorso dovrebbe avere chiuso in linea col 2018, archiviato con un fatturato a 7,9 miliardi di euro in rialzo dell'1,5% sul 2017.

red - 11485

EFA News - European Food Agency

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