Colines (packaging) può crescere nonostante l'emergenza
Peccetti (Presidente): "Problema vero le officine esterne e l'assistenza tecnica"
Fa parte della filiera che fin dall'inizio ha avuto possibilità di lavorare. Colines, è un'azienda di Novara specializzata da 46 anni nella costruzione di impianti per la lavorazione di materie plastiche che, negli ultimi anni, si è concentrata su soluzioni innovative per la produzione di film per il settore agro e medicale. “Ci siamo mossi con certe precauzioni ancora prima che l'emergenza scattasse, tra mascherine, distanze di sicurezza, guanti, siamo partiti col piede giusto. Il 20% dei nostri dipendenti ha lavorato, il 40% è in smart working un altro 40% a casa con permessi e ferie. Siamo andati avanti così tre settimane, poi abbiamo rimpinguato le fila”, spiega Eraldo Peccetti, presidente di Colines. “Il problema vero sono le officine esterne e l'assistenza tecnica. Abbiamo autonomia ancora per un paio di settimane poi speriamo si riaprano tutte le attività, altrimenti andremo avanti col fiato corto”, sottolinea Peccetti.
Il fatturato, dice, potrebbe risentirne quest'anno attestandosi a 55 milioni, con un 10% in meno rispetto ai 61 milioni del 2019, con gli ordini in corso e dando per scontato che i clienti esteri rispettino i ritiri. La Gruppo Colines Holding (5 stabilimenti e 3 ragioni sociali: Colines Spa, Colines Air Bubble ed Elav) ha chiuso il 2019 con un valore della produzione complessivo di oltre 65 milioni. Il 2020 dipenderà dalle variabili del covid-19.
“C'è la teorica possibilità di realizzare lo stesso fatturato o persino qualcosa in più rispetto al 2019 - spiega Peccetti - Questo perché abbiamo messo in costruzione circa 20 milioni di impianti standard a magazzino per approntamento e vendita a scalare, a decorrere da novembre 2020 fino a febbraio-marzo 2021. Abbiamo fatto questa scelta per non avere buchi di produzione e conseguente mancanza di fatturato, dato che i nostri termini di consegna variano mediamente dagli 8 agli 11 mesi in relaziona al tipo di impianti. L'export per ora tiene botta“.
Dalla terza settimana di gennaio a fine aprile, quindi in periodo Covit19, abbiamo spedito e spediremo impianti in Algeria, Messico, India, Sud Africa e Tunisia”, dice Peccetti. Ma ci sono altri ordini in sospeso in India, Stati Uniti, Nord Africa, Algeria e Russia. La speranza post coronavirus è di poter essere sul mercato agevolmente senza perdere troppo fatturato. Il core business di Colines è fatto di macchinari come l'Mdo, Machine direction orientation, per la produzione di packaging flessibile in monomateriale, quindi riciclabile al 100%, che permette il downgauging, cioè la riduzione dello spessore, con conseguente minore impatto di Co2, ed è usato soprattutto per confezionare patatine e altri snack, cibo per animali domestici e prodotti da forno.
Colines ha già venduto 7 macchinari all'industria food indiana, mentre in Italia ne ha venduto uno solo e ha un ordine per un altro. Costano da 3 a 4,5 milioni di euro e fanno il paio con altri macchinari come l'Allwrapper, un avvolgitutto da usare nel packaging dei cestelli di acqua minerale e bibite e nello scatolame di cibo: usa un normalissimo film estensibile di basso spessore (10-12 micron) al posto del film termoretraibile da oltre 30 micron. “Per rendere l’idea - spiega Peccetti - la plastica utilizzata per una confezione standard di sei bottiglie viene ridotta di oltre il 60%, con risparmi anche in termine di Co2”. Venduta, tra l'altro, al nuovo impianto della Coca Cola in Messico, stenta a trovare clienti in Italia per una sorta di resistenza passiva dell'industria dell'acqua minerale, che guadagna ancora sui vecchi imballaggi.
“C'è anche qualche multinazionale che tenta di convincerci a vendere il brevetto solo per toglierlo di mezzo”, sottolinea laconico Peccetti. Per adesso soltanto Coop sembra interessata alla cosa: non è un caso che l'export di Colines abbia pesato, nel 2019, per il 94% e nell'esercizio in corso si avvicinerà al 100%.
EFA News - European Food Agency