Covid-19, calcolato l'impatto sulla distribuzione
Crollo tra il 20% e il 28%, secondo studio di The European House-Ambrosetti
L’emergenza Covid-19 rappresenta uno shock senza precedenti per l’economia italiana (e globale): è il primo shock combinato di domanda e di offerta. Quali saranno gli impatti di questa crisi sul settore della distribuzione alimentare e non alimentare in Italia? Una risposta viene da The European House – Ambrosetti che ha presentato oggi il rapporto “Quali impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore della Distribuzione in Italia” nel corso di una conferenza stampa digitale realizzata con Federdistribuzione. Il rapporto analizza gli effetti della situazione di crisi attuale generata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 sui consumi, i ricavi, l’occupazione, gli investimenti e i costi della Distribuzione food e non food, delineando anche una roadmap operativa per la ripartenza.
“Se l’Italia vuole tornare a crescere deve, tra le altre cose, preoccuparsi di sostenere i consumi, che rappresentano il 60% del PIL, a partire dai consumi di beni alimentari e non alimentari che pesano per il 22% del PIL – dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti - Distribuzione alimentare e non alimentare sono un settore economico strategico per il futuro del Paese, con 542 miliardi di Euro di fatturato generato, oltre 2,3 milioni di occupati e 9,8 miliardi di Euro di investimenti attivati nel 2019 e hanno rappresentato un motore di crescita e modernizzazione importante negli ultimi anni”.
Partendo dall’analisi di oltre 250.000 bilanci di imprese del settore negli ultimi 5 anni, dei consumi degli italiani nei primi due mesi di lockdown e da una survey ai vertici delle imprese della distribuzione, i consulenti di The European House – Ambrosetti stimano che a fine 2020 i ricavi totali del settore della Distribuzione (food e non food) diminuiranno tra il 20,5% (scenario senza ondata epidemica di ritorno e con un impatto medio-basso sui redditi delle famiglie italiane pari all’8%) e il 28,2% (scenario senza ondata epidemica di ritorno, con uno shock intenso sui redditi delle famiglie). Particolarmente negativo sarà l’andamento dei ricavi delle imprese della Distribuzione non alimentare (da -36,7% a -49,4%), mentre quelli delle imprese della Distribuzione alimentare subiranno un impatto più limitato (da +0,7% a -3,1% nei diversi scenari ipotizzati).
La riduzione dei ricavi avrà un impatto negativo rilevante sulle casse dello Stato in termini di IVA non riscossa, che varierà tra 24,4 miliardi di Euro (superiore del 60% rispetto a tutte le spese per la protezione sociale e 4,5 volte la spesa per l’Università) e 32,9 miliardi di Euro. Al mancato incasso dell’IVA si aggiungerà anche la perdita erariale per il mancato gettito sull’attività economica delle imprese del settore.
Lo studio mette in evidenza che la contrazione dei ricavi del settore della Distribuzione avrà impatti occupazionali rilevanti, soprattutto nel settore della Distribuzione non alimentare, con una quota di occupati a rischio tra il 15,5% (circa 220.000 occupati) e il 26,9% (circa 380.000). Poiché più del 60% degli occupati del settore della Distribuzione è donna, saranno proprio le donne a subire un impatto maggiore, in un Paese che è già al penultimo posto in Europa per tasso di occupazione femminile (53,8%).
“Con 9,8 miliardi di Euro investiti nel 2019 la Distribuzione alimentare e non alimentare è il 1˚ settore su 99 per investimenti in Italia– dichiara Claudio Gradara, Presidente di Federdistribuzione - Gli investimenti del settore devono essere necessariamente tutelati nei prossimi mesi: non tutelare un settore strategico per gli investimenti sarebbe un autogol per la crescita e quindi per il futuro del Paese. Ed è per questo che chiediamo la giusta attenzione da parte del Governo”.
A questo link è possibile scaricare lo studio completo: https://www.federdistribuzione.it/download/quali-impatti-dellemergenza-covid-19-sul-settore-della-distribuzione-in-italia/.
EFA News - European Food Agency