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CLARA MOSCHINI

Quale lezione del covid-19 per il largo consumo

Impatti e misure per il futuro nell’indagine GS1 Italy

Quali impatti ha avuto l’emergenza sanitaria sulla supply chain del largo consumo italiano? Come hanno reagito le imprese e come sono cambiate per effetto del COVID-19? A fornire le risposte è l’indagine “COVID-19 nel largo consumo

Com’è cambiata la supply chain del largo consumo in Italia a causa dell’emergenza covid-19? Che effetto ha avuto questa pandemia sull’attività produttiva, sulla catena di fornitura e sul sistema logistico? E quali soluzioni hanno adottato le aziende per ridurne l’impatto e per prevenirlo durante i mesi a venire? Per rispondere a queste domande, tanto importanti per la competitività del sistema Italia, GS1 Italy ha condotto l’indagine “covid-19 nel largo consumo. Quali effetti e quali implicazioni per la supply chain?”, in cui ha coinvolto un panel di 94 imprese di Produzione e di Distribuzione che operano nel mass market.  La ricerca, realizzata in ambito Ecr con i ricercatori della Liuc Università Cattaneo e del Politecnico di Milano, fornisce una fotografia rappresentativa delle implicazioni provocate dall’emergenza Coronavirus sulla filiera italiana del largo consumo e delle azioni messe in campo dalle imprese sia nell’immediato sia per il futuro, in termini di Business continuity.

«Nonostante la criticità della situazione, le aziende hanno risposto in modo immediato ed esaustivo» commenta Silvia Scalia, Ecr and training director GS1 Italy. «Evidentemente abbiamo intercettato il loro bisogno di confrontarsi su questi temi e il loro interesse a conoscere le soluzioni adottate dalle altre imprese nelle settimane più critiche. Con l’obiettivo di individuare cosa si sia rivelato utile e possa essere attivabile anche nelle fasi successive per portare efficienza in tutta la filiera».

È andata “bene ma non benissimo”: nonostante sia passato uno tsunami, la filiera del largo consumo sembra aver retto il colpo.Trasporti e logistica hanno retto la crisi e hanno dimostrato ottima flessibilità: il 77% dei produttori non ha avuto problemi importanti nel reperire autotrasportatori e il 56% delle aziende della gdo non ha riscontrato ritardi significativi nelle consegne.

Stock-out e social distancing le maggiori criticità: la scarsa disponibilità di alcune categorie di prodotti è stata la criticità che ha avuto il maggior impatto sulla gdo, poiché il 60% dei retailer segnala di aver avuto significativi problemi di approvvigionamento. Importanti anche gli effetti dei fenomeni di assenteismo e del distanziamento sociale dei lavoratori, che hanno causato problemi al 25% dei produttori e hanno determinato cali di produttività rilevanti o disastrosi per il 36% delle aziende della gdo.

“La resilienza costa”: le soluzioni implementate per far fronte, da un lato, all’elevata variazione dei volumi nel tempo e alla dinamica tra i canali e, dall’altro, per adottare le misure di contenimento del rischio non sono state a costo zero per le imprese.

La riduzione e la prioritizzazione dell’assortimento sono le più diffuse misure di Business continuity indotte dal lockdown e priorità condivise sia dalla gdo (+47%) che dai produttori (+53%) per il futuro, per ridurre la complessità e far fronte ai problemi nelle scorte in caso di emergenza. Le aziende di produzione ritengono importante per il futuro attivare o sviluppare canali commerciali alternativi direct-to-consumer (+43%). Le aziende di distribuzione hanno puntato sulla disponibilità e sulla flessibilità della manodopera per garantire il funzionamento dei magazzini non automatizzati e ritengono importante lavorare in questa direzione per il futuro (+29%). Chi disponeva di un magazzino automatico non ha invece evidenziato problemi di produttività.

Decisivo è stato l’aumento della collaborazione di filiera (+21% per i retailer e +25% per i produttori) per mitigare l’effetto bullwhip. Il miglior coordinamento tra le figure che si occupano di operation presso i produttori e quelle che seguono la logistica presso i distributori dovrebbe continuare anche oltre l’emergenza per aumentare l’efficienza della supply chain.

“What-if”: gli attori della filiera sono consapevoli di ciò che li attende nei prossimi mesi e stanno rivedendo la priorità delle azioni di Business continuity". "Questi risultati sono il punto di partenza per una riflessione di più ampio respiro che coinvolga le imprese, tramite gruppi di lavoro e di discussione, in un percorso di miglioramento continuo" conclude la Scalia. "È il momento di individuare le best practice da condividere per mettere a frutto quel che abbiamo imparato dall’emergenza covid-19 e per prepararci ad affrontare meglio i rischi del futuro".

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EFA News - European Food Agency

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