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CLARA MOSCHINI

Mareblu: accordo con Greenpeace per pesca sostenibile

L’annuncio del marchio controllato da Thai Union segue la campagna globale della Ong

Soluzioni per contrastare la pesca illegale e intensiva e migliorare le condizioni di vita dei lavoratori di tutta la filiera di produzione

Il Gruppo Thai Union (colosso mondiale del pesce, proprietario in Italia del marchio Mareblu) si impegna a trovare soluzioni per contrastare la pesca illegale e intensiva e a migliorare le condizioni di vita per centinaia di migliaia di lavoratori di tutta la filiera di produzione.

Thai Unione è quotato alla Borsa di Bangkok e stima di raggiungere per il 2020 ricavi pari a 8 miliardi di dollari.

I nuovi impegni di Thai Union si basano sulla strategia sostenibile SeaChange, che comprende gli sforzi per sostenere le migliori pratiche di pesca, per migliorare le altre attività di pesca, per ridurre le pratiche illegali e non etiche nella filiera globale e portare più tonno pescato in modo responsabile nei principali mercati. L’annuncio fa seguito alla campagna globale di Greenpeace.

"Questo annuncio porta grandissimi benefici agli oceani, alla vita marina e ai diritti delle persone che lavorano nel settore ittico – ha dichiarato il direttore esecutivo internazionale di Greenpeace Bunny McDiarmid –. Se Thai Union implementerà queste strategie, eserciterà una pressione sugli altri operatori del settore perché mostrino lo stesso impegno, promuovendo un cambiamento davvero necessario. È venuto il momento che gli altri operatori del settore si facciano avanti e intraprendano lo stesso percorso di Thai Union".

Thai Union ha siglato un pacchetto completo di misure, compresi gli impegni per:

·         Ridurre il numero di dispositivi di aggregazione di pesci (Fad o Fish aggregating devices) utilizzati globalmente nella filiera di approvvigionamento, mediamente del 50% entro il 2020. Nello stesso periodo, raddoppiare la quantità di pesce che può essere verificato Fad-free disponibile nei mercati globali. I Fad sono oggetti galleggianti che creano piccoli ecosistemi e possono portare alla cattura di specie marine, tra cui squali, tartarughe e tonni giovani (juvenile tuna).

·         Estendere l’attuale moratoria sul trasbordo in mare a tutta la filiera globale, salvo che i fornitori non soddisfino le nuove rigide condizioni. Il trasbordo in mare permette alle navi di continuare la pesca per mesi o anni e può agevolare attività illegali.

·         Garantire che controllori indipendenti siano presenti su tutti i pescherecci oceanici che trasbordano in mare, per ispezionare e segnalare i potenziali abusi sulla manodopera e assicurare la presenza di controllori o di dispositivi elettronici di controllo su tutti i pescherecci di tonno.

·         Sviluppare un codice di condotta globale per tutte le navi della filiera che praticano la pesca al tonno, in modo da completare e rafforzare l'attuale Etica Aziendale e il Codice di Condotta del Lavoro, contribuendo a garantire il trattamento equo e umano dei lavoratori. Fare in modo che gli audit che saranno condotti in maniera indipendete da soggetti terzi forniscano risultati pubblicamente accessibili per assicurare che le misure vengano rispettate.

·         Entro il 2020, convertire un volume significativo di tonno oggi pescato con palamiti (longline) in pesca a canna (pole & line) e a traina (troll-caught), attuando standard molto severi in loco per ridurre le catture accidentali. I pescherecci oceanici presentano il rischio di catturare specie non desiderate come uccelli marini, tartarughe e squali.

·         Passare alla tracciabilità digitale completa, consentendo ai consumatori di tracciare il tonno dalla nave da cui è stato pescato e identificarne il metodo di pesca utilizzato.

“Essendo una delle più grandi aziende del settore ittico del mondo – ha dichiarato Thiraphong Chansiri, ceo di Thai Union –, siamo orgogliosi di aver assunto il ruolo di leader di un cambiamento positivo. Siamo impazienti di poter proseguire nell’implementazione della nostra strategia di sostenibilità SeaChange, rafforzata e migliorata dall'accordo con Greenpeace e dalla nostra visione comune per avere dei mari in salute oggi e per le generazioni future".

Greenpeace e Thai Union si incontreranno ogni sei mesi per valutare gli avanzamenti dell’accordo e la sua implementazione. A fine 2018, una terza parte indipendente esaminerà i progressi sugli impegni presi.

Thai Union possiede attualmente numerosi marchi di tonno molto noti a livello mondiale, tra cui Chicken of the Sea, John West, Petit Navire, Mareblu e Sealect. Quasi 700mila persone in tutto il mondo hanno invitato Thai Union a impegnarsi a vendere un tonno più sostenibile ed etico. Greenpeace, i suoi alleati e la società di audit indipendente continueranno a seguire il Gruppo e i progressi dell'industria in generale per garantire che tali impegni portino a cambiamenti reali nel mondo marino.

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EFA News - European Food Agency

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