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CLARA MOSCHINI

Istat, rallenta la spesa alimentare

Scordamaglia: "Bene neutralizzazione Iva e subito interventi per arginare food social gap"

"I  dati su consumi alimentari in Italia continuano a non essere positivi" commenta  così Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, i dati Istat appena  usciti.

Considerando  la ripresa della dinamica inflazionistica, +1,2% nel 2017 rispetto al -0,1% del  2016, quando la spesa media mensile era salita del +1,0%, l'incremento di spesa  in termini reali del 2017, in effetti, subisce un rallentamento. Lo stesso  rallentamento che è evidente sui consumi di beni di prima necessità anche  analizzando i primi quattro mesi del 2018, con un aumento dei consumi dello 0,2%  e un'inflazione tendenziale dell'1,1%.

Ma  quello che preoccupa di più, aggiunge Scordamaglia, è il food social gap. "È la  disuguaglianza geografica e familiare che dobbiamo combattere. È inammissibile -  ha continuato il presidente - che un decimo delle famiglie che spende meno ha  speso nel 2017, per acquistare beni di prima necessità, ancora meno (-5%)  rispetto all'anno precedente. Un gap evidente anche dai prodotti che vengono  acquistati: se i prodotti discount vanno bene, così come quelli premium, è la  fascia intermedia ad accusare il colpo".

Parole ben supportate dalle  ricerche Istat che evidenziano una forbice di 45 punti percentuali tra la spesa  dell'area più povera e quella dell'area più florida, a dimostrazione della  divaricazione in atto nel Paese. Non solo: la spesa media mensile del decimo di  famiglie che spende di meno è diminuita del 5,0% (-2,0% rispetto al 2013) mentre  quella del decimo che spende di più è aumentata del 4,3% (+13,0% rispetto al  2013).

Le  spese degli italiani, dunque, rimangono in una situazione critica e ciò non deve  meravigliare se, nonostante i progressivi recuperi del PIL dell'ultimo  quadriennio e il +1,5% registrato nel 2017, questa grandezza rimane ancora 6  punti sotto il valore reale del 2007. "Numeri che rendono evidente la necessità  di intervenire subito - ha detto Luigi Scordamaglia - con misure ad hoc quali la  neutralizzazione dell'Iva (appena confermata dalla risoluzione Parlamentare di  ieri). L'aumento Iva sui beni di prima necessità porterebbe infatti le famiglie  più povere a spendere ancora di meno anche in qualità, incidendo sulla loro  stessa aspettativa di vita. Essenziali e prioritari anche  interventi di  inclusione giovanile cominciando proprio dalla politiche attive del lavoro che  formino concretamente i giovani e ne favoriscano l'inserimento eliminando il  crescente mismatching tra domanda ed offerta di lavoro  qualificato".

agu - 3708

EFA News - European Food Agency

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