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CLARA MOSCHINI

+13% di utile per Alce Nero nel 2017, ma ricavi sotto aspettative

Partnership, nuovi prodotti e nuovi canali i driver di crescita futuri

Alce Nero vede il "nero" anche nel 2017. Il gruppo specializzato in prodotti alimentai biologici ha chiuso l'anno con un utile netto consolidato di 1,55 milioni di euro, in crescita del 12,7% rispetto al 2016. I ricavi netti sono saliti del 4,3% a 72,8 milioni. I risultati sui ricavi, tuttavia, sono inferiori ai target che si era prefissato il gruppo. E anche la posizione finanziaria netta mostra il segno meno per 4,4 milioni, quando a fine 2016 era positiva per 1,7 milioni. Il marchio Alce Nero ha avuto una crescita complessiva del 5,8% (49 milioni di euro il fatturato). L'esercizio ha visto andamenti piuttosto disomogenei tra i diversi canali di vendita: in flessione il dettaglio specializzato (-12,2%) e l'export (-7,8%), in crescita sempre sostenuta la Gdo nazionale (+16%). L'andamento dei canali Specializzato e Gdo è considerato una conseguenza dei rispettivi andamenti generali, mentre il dato negativo dell'export, secondo il Gruppo, è conseguente a una drastica riduzione degli stock di magazzino - da circa 4,5 mesi a circa 2,5 mesi di copertura -, avvenuta nell'anno in analisi, da parte dei soci/clienti asiatici di Denis Group.

Per affrontare la sfida del futuro, alla luce della crescente competizione, Alce Nero punterà su una serie di direttrici, tali da consentirle di mantenere i risultati raggiunti, che vanno da partnership, al lancio di nuovi prodotti, all'esplorazione di nuovi canali di vendita.

Nella relazione sulla gestione del bilancio consolidato, non a caso, viene ricordato che "la crescita dimensionale e, ancora di più, le grandi potenzialità che vengono in generale attribuite al mercato del cibo di qualità, continuano a modificare - e nell'ultimo anno abbiamo avuto importanti accelerazioni in questo senso - radicalmente lo scenario di riferimento". Pertanto, "si ribadisce la necessità, per il gruppo, di adeguarsi velocemente ai nuovi scenari competitivi: da una parte preservando gli elementi valoriali distintivi che ad oggi hanno contribuito in maniera fondamentale ai risultati raggiunti, dall'altra profondendo risorse e impegno per l'indispensabile evoluzione organizzativa e per l'evoluzione del modello di business originario".

Per affrontare la crescente competizione il gruppo AlceNero punta, quindi, a una "strutturazione di processi e procedure in grado di gestire al meglio la crescente complessità", con una "crescita qualitativa e manageriale delle risorse umane" facendo ricorso al mercato del lavoro per alcune figure chiave ad oggi non presenti in azienda". Ci sarà, inoltre, un allargamento degli ambiti di azione a nuove merceologie (fresco e surgelato in particolare) attraverso la strutturazione di partnership - anche societarie - di scopo; partecipazione diretta ad attività produttive e agricole; esplorazione di nuovi canali di vendita, diretti in particolare.

Il mutato scenario, è spiegato nel bilancio, è dettato da "acquisizioni di aziende (piccole e medie) e marchi storici del biologico, che fino a qualche tempo fa erano operate soprattutto da fondi di investimenti, e ora sono guidate da grandi gruppi multinazionali (Danone, Unilever, Nestlè) pagando somme spesso scollegate dalla reale redditività delle società acquisite, o comunque adottando multipli fino a ieri inimmaginabili". In questo contesto, è l'analisi affidata alla relazione, "se da una parte un così forte processo di concentrazione lascia intravedere un importante potenziale di crescita nel medio e lungo termine, dall'altra già si sperimenta un forte rafforzamento della competizione, sia in termini dimensionali, sia di efficacia e qualità operativa degli attori". 

 

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EFA News - European Food Agency

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