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CLARA MOSCHINI

Confida attacca: lo stop delle vendite di bibite nelle scuole penalizza solo il vending

Per l’associazione italiana che rappresenta l’intera filiera del vending, lo stop alla vendita nelle scuole configura una distorsione del mercato

Le aziende europee del vending avevano annunciato il blocco volontario alle vendite nelle scuole

Confida (italia) contro Unesda (Europa), se non è guerra, poco ci manca: l'associazione italiana del vending attacca la "casa madre" europea, rea di aver proposto volontariamente l'eliminazione delle macchinette per bevande gassate nelle scuole secondarie.

“L’iniziativa di Unesda si inserisce di certo nei programmi di ricerca e di “policy aziendale”. (da diversi anni le industrie dei soft drink mettono a punto bevande a basso contenuto di zuccheri). Tuttavia, di fatto, si configura come una distorsione del mercato e della concorrenza. La restrizione incide esclusivamente sull’offerta dai distributori automatici; rimane inalterata la possibilità di acquisto dei prodotti già commercializzati. Sono presenti presso ambulanti, bar e negli altri esercizi alimentari e della distribuzione”.

Così Piero Lazzari, Presidente di Confida, le cui dichiarazioni sono state pubblicate su Vending News. L'associazione italiana, aderente a Confcommercio,  che rappresenta l’intera filiera della distribuzione automatica in Italia, interviene sull’iniziativa di autodisciplina lanciata da Unesda, l'associazione europea che rappresenta l’industria dei soft drink (vedi lancio di Efanews del 5/9).

Confida condivide però la necessità di porre in atto strategie efficaci di contrasto all’obesità in particolare nella popolazione infantile. Confida infatti, al pari delle Associazioni di rappresentanza delle industrie alimentari e delle bevande, nel 2007 aveva aderito al programma “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari“, con un proprio codice di autoregolamentazione dell’offerta nelle scuole elementari  e nel 2015, in occasione di Expo Milano 2015, ha condiviso gli impegni, contenuti nel Protocollo sottoscritto con il Ministero della Salute, per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari, tra cui i soft drink, con particolare attenzione alla popolazione infantile (dai 3 ai 12 anni).

Prosegue Lazzari: “Sono comprensibili i motivi della decisione di Unesda. Seppur assunta in piena autonomia. L’astensione dalle bevande zuccherate unicamente all’interno delle scuole ha i suoi limiti. Difatti, manca un intervento di educazione alimentare sulle famiglie. Sono queste infatti che hanno un ruolo determinante nell’orientare i gusti e le inclinazioni alimentari dei ragazzi. Soprattutto resta invariata la disponibilità delle bevande zuccherate in tutti gli altri canali distributivi. (supermercati, bar, ristoranti ecc.). Perciò l’iniziativa rischia di essere priva di reali benefici. Questo proprio sotto il profilo della salute. In questo modo infatti si crea solo un grave pregiudizio verso un settore dinamico e di servizio alle collettività; restano avantaggiati gli altri canali di vendita. Verso i quali le industrie delle bevande non hanno assunto gli stessi impegni”.

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EFA News - European Food Agency

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