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CLARA MOSCHINI

Ceta (4): Scordamaglia (Federalimentare), "grandi vantaggi"

"Ci aspettiamo un aumento significativo dell'esportazione agroalimentare italiana".

Federalimentare conferma il pieno appoggio al Ceta. La confindustria del food italiano, che rappresenta tutte le industrie alimentari del nostro paese, plaude con forza a questo accordo definito "storico".

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, è convinto che non si torna indietro e lo spiega in una lunga intervista rilasciata al sito europeo eunews.it.

"Il Ceta  - spiega Scordamaglia, introduce una riduzione dei dazi doganali di circa il 95% sui prodotti esportati dall’Ue, e quindi dall’Italia, verso il Canada. È stato calcolato che, solo come minor costo per oneri di varia natura, sono oltre 42milioni di euro in meno da pagare. Un risparmio che, insieme con la semplificazione regolamentare, andrà a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese italiane, quelle che hanno maggiori difficoltà a superare le elevate barriere d’ingresso. Quindi, ci aspettiamo aumentino in maniera significativa i 750 milioni di euro di esportazione agroalimentare italiana". 

Sulle critiche degli agricoltori Scordamaglia è netto: "bisogna prendere giustamente atto dell’attenzione con cui queste cose vengono guardate. È giusto dire che non debba essere firmato alcun accordo bilaterale che preveda un abbassamento degli standard igienico sanitari europei. Ma il Ceta è proprio questo. La Commissione non ha concesso nessuna modifica a questi standard. È falso, ad esempio, che potranno entrare carni agli ormoni, ogm, non autorizzate. Sulle carni con gli ormoni, l’Europa ha detto no da decenni, anche grazie all’Italia, e non cambierà mai. Non c’è nessuna variazione degli standard igienico sanitari dei prodotti che dovranno essere importati".

E per quanto riguarda la tutela delle tipicità, il presidente di Federalimentare ha ricordato che "delle 171 Dop e Igp tutelate nell’accordo, 43 sono italiane. Nel nostro Paese ne esistono centinaia, quindi qualcuno potrebbe dire che 43 sono poche. Però, bisogna poi dire che solo 5, tra quelle 43 e tra tutte le Dop e Igp italiane, fanno il 95% delle esportazioni di prodotti tipici nazionali. Che non si tutelino quelle produzioni che fanno 5 grammi mai esportati – senza nulla togliere a prodotti come il lardo di colonnata o altri – è un falso problema. Quanto al livello di tutela, è chiaro che si tratti di un compromesso. Non è la migliore soluzione possibile per noi, ma non mi sembra poco aver ottenuto il diritto di esportare il Prosciutto di Parma con la sua denominazione. Fino a ieri non si poteva perché in Canada c’è un marchio depositato decenni fa e dovevamo esportare come Original Prosciutto. Ora potremo esportare con il marchio Prosciutto di Parma. Sarà associato al Parma Ham? Sì, e questo è il compromesso. Tuttavia, per quel prodotto come per le imitazioni della Fontina, del gorgonzola e degli altri, non sarà possibile usare alcuna evocazione di italianità. A noi non danneggia il fatto che esista il Parmesan fatto negli Usa o in Canada, ci danneggia che gli sia attribuita l’italianità".

agu - 674

EFA News - European Food Agency

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