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CLARA MOSCHINI

Carni: la Russia riprende export verso Cina

Il blocco è durato 17 anni. Inalca (Cremonini) potrebbe beneficiarne

L'azienda italiana ha una presenza significativa in Russia con impianti di macellazione e lavorazione

La Russia, nonostante sia fortemente deficitaria nella produzione interna, potrà tornare a esportare carne bovina e ovina in Cina dopo 17 anni. Nel 2000, infatti, le autorità cinesi avevano messo al bando le carni degli animali ruminanti a causa del propagarsi di un virus. Principale protagonista dell’apertura al mercato cinese sarà il colosso russo delle carni Miratorg. Secondo Viktor Linnik, presidente dell’azienda, l’export di carni potrebbe arrivare a 100 milioni di dollari quest’anno, in crescita esponenziale rispetto ai 60 milioni dell’anno scorso. Con l’apertura dei mercati asiatici potrebbe raggiungere i 500 milioni di dollari in valore. 

Anche l'italiana Inalca, che presidia fortemente il mercato con un proprio impianto di macellazione di bovini a Orenburg e uno stabilimento per la produzione di hamburger a Mosca col marchio Marr Russia, potrebbe trarre beneficio dalla liberalizzazione. Inarca ha già annunciato di voler costruire in varie regioni russe impianti di macellazione e lavorazione delle carni simili a quello inaugurato a Orenburg nel 2015.

Per quanto riguarda, invece, carne suina e pollame, Pechino ha mantenuto in vigore il bando a causa dei focolai di aviaria e peste suina che si sono diffusi in Russia negli ultimi anni.

L'intenzione della ripresa degli scambi era stata annunciata lo scorso anno dall’agenzia federale russa competente, il Rosselkhoznadzor, dopo che l' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel maggio 2016 aveva classificato la Russia come un Paese “libero dall’afta epizootica senza vaccinazione”.

agu - 693

EFA News - European Food Agency

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