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CLARA MOSCHINI

Russia: al vaglio ritocco dell'Iva su succhi e bibite con zuccheri aggiunti

Saranno esclusi dall'elenco delle merci soggette a riduzione del 10%?

Secondo quanto riportava ieri il quotidiano Kommersant in Russia il governo sta vagliando la proposta avanzata dal viceministro delle finanze  Ilya Trunin volta a ritoccare l'aliquota Iva sui succhi e sulle bibite con zuccheri aggiunti. Oggi per questi prodotti così come su tutti gli altri destinati all'infanzia l'imposta è ridotta del 10%. "Riteniamo opportuno considerare l'esclusione di tali prodotti dall'elenco delle merci soggette a tale riduzione", ha dichiarato Trunin. La proposta, spiega il ministero delle finanze,  è stata sollecitata dal ministero della salute che chiedeva di introdurre un'imposta specifica  per questo tipo di merci come deterrente. Non essendoci una normativa che lo consenta, prima di introdurre tasse aggiuntive, ha sottolineato Trunin, è più logico considerare la questione dell'abolizione dei benefici esistenti. "L'esclusione di succhi e  bibite con additivi zuccherini dall'elenco delle merci a cui è applicata la riduzione sull'aliquota Iva  può incoraggiare i produttori a ridurre l'uso di zucchero per garantire la salute pubblica".

Non si è fatta attendere la risposta dell'associazione russa dei produttori di succhi, i quali hanno osservato come nel rispetto dei regolamenti non è consentito loro aggiungere zuccheri ai succhi di frutta destinati all'infanzia. Pertanto un aumento dell'Iva o l'esclusione dalla riduzione non dovrebbe riguardare questo prodotto.Per contro, un aumento della pressione fiscale potrebbe  far lievitare i prezzi, e di conseguenza diminuire  consumi e  produzione. Concetto sul quale concorda Alexei Popovichev, direttore esecutivo dell'associazione degli industriali russi Rusbrand, il quale ha anche osservato che l'efficacia di tali misure non è stata ancora dimostrata: "In Finlandia ad esempio le accise venivano imposte sulla pasticceria dove non era possibile ridurre il consumo di zucchero". Di conseguenza queste tasse rischiano "semplicemente di discriminare determinati prodotti".  Ovvio che sul fronte delle bevande le prime ad essere interessate sarebbero Coca Cola e Pepsi Cola.


CTim - 7167

EFA News - European Food Agency

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