Federalimentare apprezza la crescita dell'export italiano ma critica la forte tassazione
Luigi Scordamaglia chiede una politica fiscale sostenibile
I dati più recenti sulle esportazioni nel settore alimentare Made in Italy rilevano buoni livelli di crescita. Tuttavia i costi di produzione gravano in modo eccessivo sulle imprese italiane.
Il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, ha recentemente dichiarato che "i numeri del settore alimentare italiano pur positivi sono nettamente al di sotto della potenziale domanda".
Nel primo quadrimestre 2017 le esportazioni dell'industria alimentare nazionale hanno raggiunto un importante traguardo se confrontate con i numeri dell'anno precedente, ma il settore resta fortemente gravato dall'eccessiva pressione fiscale: "in un contesto in cui solo l'80% delle aziende alimentari esporta – afferma Scordamaglia – non si può ignorare la mancata ripresa dei consumi interni e neanche la mancata crescita di produttività con costi di produzione. Primo fra tutti il costo del lavoro per unità prodotta (Clup) e pressione fiscale sempre più insostenibile per le aziende. Bisogna aumentare la capacità di spesa del consumatore, con una netta riduzione strutturale del cuneo fiscale e nello stesso tempo ridurre il peso fiscale alle aziende che vogliono crescere e investire".
Molto importante, sempre nell'opinione di Scordamaglia, la possibilità di attivare politiche finalizzate a negoziare con l'Unione europea un aumento di deficit che, congiuntamente ad una riduzione della spesa improduttiva, garantisca una maggiore crescita produttiva del Paese.
EFA News - European Food Agency