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CLARA MOSCHINI

Prezzi materia prima/2: per Assica è allarme rosso

Levoni: "Situazione difficile e servono correzioni nell'ottica di medio-lungo periodo"

Il settore dei salumi è a rischio, con aumenti fino al 40% sulla materia prima. Un allarme rosso che ha convito Assica a organizzare questa mattina, a Milano, nei padiglioni della Fiera di Rho Pero, un confronto con le istituzioni, gli operatori e gli analisti finanziari, per fare il punto sulla grave situazione che vive la filiera e correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Il primo pesante riflesso che la situazione dle mercato della carne sta vivendo, lo si ha sulla politica dei prezzi che stanno già subendo forti aumenti destinati, se le cose non cambiano in fretta, a  diventare ancora più pesanti per i consumatori. I prezzi dei suini da macello 160-176 kg, che in Italia sono fissati dalla Commissione Unica nazionale in base alle indicazioni raccolte settimanalmente sulla filiera, sono passati da 1,27 euro al chilo di gennaio a 1,79 euro al chilo a fine novembre, con un balzo di oltre il 40%.  Allo stesso modo anche i tagli di carne suina fresca hanno raggiunto picchi preoccupanti a novembre: la spalla è aumentata del 40%, la pancetta del 73% e la coppa del 20%. Per l’industria di trasformazione, per esempio per quella della produzione di salami, in cui il costo della materia prima rappresenta dal 50% fino al 75% del costo totale di produzione, incrementi come quelli che si stanno registrando sono insostenibili. 

“La situazione è difficile ma non possiamo permetterci di non pensare a correttivi in ottica di medio lungo periodo", ha spiegato il presidente di Assica Nicola Levoni. "La forte domanda di proteine animali proveniente dai mercati del sud-est asiatico e la ricerca di prodotti di qualità nei mercati maturi devono spingerci a trovare soluzioni nuove per rilanciare il settore. Abbiamo già aperto un proficuo dialogo con le istituzioni ma chiediamo al governo l’istituzionalizzazione del tavolo bilaterale con la grande distribuzione organizzata e un accordo su alcune misure finanziarie ad hoc, oltre alla realizzazione di campagne di comunicazione che informino il consumatore valorizzando l’immagine della salumeria italiana. All’Europa chiediamo flessibilità nel giudicare misure nazionali di aiuto a tempo determinato, uno strumento di sostegno per l’industria simile a quelli già previsti per le fasi di produzione primaria, lo stanziamento di risorse mirate per azioni di informazione e di promozione riguardanti i prodotti del settore realizzate nel mercato interno e nei Paesi terzi”, ha sottolineato Levoni. 

Intanto, secondo gli ultimi dati Istat, rallentano le esportazioni di salumi nel primo semestre 2019. Tra gennaio e giugno gli invii di prodotti della nostra salumeria si sono fermati a quota 86.544 ton (-0,8%) per un fatturato di 729,5 milioni di euro (-0,3%), un peggioramento del trend rispetto a quello del primo trimestre. Il mercato europeo evidenzia le maggiori difficoltà, mentre la domanda proveniente dai Paesi extra Ue è risultata ancora dinamica. Fra i Paesi terzi hanno continuato a giocare un ruolo fondamentale gli Stati Uniti dove, nonostante il dazio aggiuntivo del 25%, a performare meglio sono stati proprio salami e mortadelle.  

agu - 9766

EFA News - European Food Agency

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