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CLARA MOSCHINI

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Made in Italy, serve semplificare la vita degli enti di tutela

Presentata a Roma la prima banca dati dei consorzi italiani

Esportatori importanti ma anche molto copiati: solo nell’agroalimentare ogni anno vengono esportati prodotti per 42 miliardi di euro e allo stesso tempo vengono copiati prodotti per 100 miliardi di euro, utilizzando fraudolentemente il marchio Made in Italy o facendo riferimenti illeciti al nostro Paese. E’ su tale premessa che questa mattina la Sen. Teresa Bellanova, Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha costruito il suo intervento al convegno  “Consorzi e Made in: come veicolare l’eccellenza”, tenutosi proprio al Mipaaf nell’ambito del progetto #iostocolmadeinitaly, la campagna ideata e creata dal massmediologo Klaus Davi che propone al centro dell’agenda politica il Made in Italy, con lo scopo di dar vita ad una legge che tuteli l'eccellenza italiana. I lavori sono stati introdotti dal presidente della Commissione agricoltura, On. Filippo Gallinella.
 
“Con le imitazioni perdiamo tanta ricchezza – ha spiegato la Ministra - che invece potrebbe essere investita nelle nostre imprese. Dobbiamo intervenire sulla normativa, sugli strumenti, sulla logica dei dazi dannosa per il nostro Paese ma soprattutto sulla comunicazione. Ai dazi americani infatti intendiamo rispondere con una grande campagna di comunicazione, negli USA e nei Paesi dove si possono permettere il costo del Made in Italy, per parlargli della bontà del medesimo. Con i dazi le nostre imprese stanno pagando un prezzo ingiusto per colpe che non hanno – ha insistito – e con questo progetto di comunicazione voglio parlare ai cittadini americani, spiegando loro che l’aumento dei dazi non fa solo un danno economico ai Paesi che ne vengono coinvolti, ma anche ai cittadini stessi, perché li priva di prodotti di eccellenza per dare spazio al junk food.

Cesare Baldrighi, Presidente di OriGIn Italia, ha detto che  "nel contesto attuale, caratterizzato da rapidi mutamenti degli scenari di riferimento è importante riuscire ad operare velocemente – ha spiegato Baldrighi – e per questo motivo a livello consortile si rende necessario snellire le prassi e rendere le cose più facili a livello operativo, a quelle denominazioni di origine e rispettivi consorzi obbligati a sottostare alle normative esistenti. Come associazione che riunisce una parte importante delle denominazioni italiane, sia pur di diverso peso economico e con diverse organizzazioni interne dovute alla grande eterogeneità dei prodotti rappresentati, ritengo sia fondamentale trovare una soluzione in tale direzione, facendoci ognuno carico delle proprie responsabilità".
 
Nel convegno è stata presentata la prima Banca Dati dei Consorzi Italiani  realizzata dall’Agenzia di comunicazione di impresa di Klaus Davi, che si propone come strumento a cui ispirarsi per tutelare gli interessi delle aziende italiane all’interno del prossimo Parlamento Europeo e non solo. La Banca Dati fotografa lo status quo del mondo consortile italiano: le realtà esistenti ad oggi sono circa 1.000, distribuite in tutte e 20 le Regioni e di queste ad essere specializzate nel settore agroalimentare – che comprende vini DOC e DOCG e prodotti alimentari DOP ed IGP – sono ben il 23%, così a sua volta ripartito: vino (31,23%), frutta e verdura (19,65%), formaggi e latticini (13,33%), salumi (10,18%) e olio (6,67%); la voce “altro” è al 18,95%.

Tra gli intervenuti anche Giulio De Rita ricercatore del Censis, che ha presentato la Ricerca sul percepito delle Eccellenze italiane, Massimo Gargano Direttore Generale ANBI, Marco Mergati per Indicam, Centromarca per la lotta alla Contraffazione, Anna Flavia Pascarelli Dirigente Ufficio Agroalimentare ICE Agenzia seguite da un confronto con alcuni dei Presidenti di Consorzi Dop, DOC e Igp e GDO presenti.

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