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CLARA MOSCHINI

Bruxelles: industria e agricoltura italiana a difesa delle nostre eccellenze

Incontro domani al parlamento europeo

Il proliferare delle etichettature nazionali per i prodotti alimentari in Europa, dalla francese 'nutri score' all'etichetta a semaforo, il 'traffic light' inglese, alla proposta delle cinque multinazionali di cibo e bevande (Coca Cola, Mars, Mondelez, Nestl, Pepsi e Unilever), "testimonia il fallimento della Commissione europea". Ad affermarlo è il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia che domani, insieme al presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo parteciperà a un incontro a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, per contrastare il sistema delle etichette a semaforo che penalizzano alcune eccellenze dell'agroalimentare made in Italy e favoriscono, paradossalmente, prodotti chimici (vedi EFA News del 26/1/2017).

 "Finora la Commissione Ue se ne è lavata le mani, pilatescamente - spiega Scordamaglia - e domani siamo a Bruxelles per dire due cose: la Commissione faccia il suo lavoro e crei condizioni uguali nel mercato unico. Inoltre, sull'informazione nutrizionale non decida l'ultimo dei Paese che non ha alcuna cultura alimentare, e si ascolti invece, la voce dell'Italia evitando di assegnare un rosso dissuasivo al Parmigiano Reggiano e un verde, che incentiva il consumo, a prodotti chimici ricostituiti".

"Domani l'industria alimentare e l'organizzazione agricola italiane non saranno sole - insiste il presidente di Federalimentare - abbiamo coinvolto tutte quelle organizzazioni nei vari Paesi che sono a favore della qualità. Il sistema a semafori penalizza la qualità, e tutti coloro, Commissione compresa, che vogliono e dicono di voler investire nella qualità, dovranno per forza sostenere la proposta italiana che è contro l'etichettatura a semaforo". Più in generale, sostiene Scordamaglia "serve più Europa e un'armonizzazione di regole uguali per tutti: il contrario di quanto si è riusciti a fare finora, a causa di una Commissione troppo latitante. Inoltre, occorre maggior tutela del made in Italy negli accordi bilaterali internazionali di libero scambio. Questi accordi li consideriamo un valore aggiunto ma - sottolinea - devono essere ponderati, non bisogna fare accordi a tutti i costi. I recenti errori fatti con i dettagli nel Ceta e nell'accordo con il Giappone non si devono ripetere, perché non si possono sacrificare sull'altare prodotti importanti come è già avvenuto".

lma - 1970

EFA News - European Food Agency

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