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CLARA MOSCHINI

Etichette/2: la diet cola più sana del latte?

Follie del sistema inglese "a semaforo": prodotti tipici penalizzati e consumatori ingannati

L'UE ha avviato una procedura d'infrazione contro la Gran Bretagna il cui esito - causa Brexit - è però incerto

Ha fatto il giro del mondo la foto dell'etichetta di una dieta cola venduta come private label dal colosso della distribuzione inglese da Sainsbury's, messa a confronto con una confezione di latte, venduta nello stesso supermercato. Entrambi i prodotti riportano un bollino a spicchi che ricorda un semaforo: gli spicchi rappresentano ciascuno un nutriente: sale, grassi, grassi saturi, zuccheri, e calorie. Risultato? Verde pieno per la diet cola, mentre per il latte rosso (grassi), arancione (grassi saturi, zuccheri, e calorie) e verde solo per lo spicchio dei sali. Cosa coglie il consumatore da una simile rappresentazione? Verde? Via libera alla diet cola! Arancione-Rosso? Alt al latte!

E' questa l'applicazione pratica del sistema delle etichette inglesi "a semaforo", un esempio lampante di dove possa condurre il dirigismo nel campo alimentare. Un'eccezione tutta inglese? Non proprio, considerando che in Francia è stato lanciato da poco un nuovo sistema, il "nutri-score" che almeno, al contrario del sistema inglese, giudica tutto il prodotto nel suo insieme e non solo i suoi componenti isolati. E anche altri paesi stanno studiando strade simili. Tutti sistemi da adottare formalmente "su base volontaria" - tranne l'Ecuador, unico paese al mondo ad aver introdotto un sistema simile a quello inglese, ma obbligatorio per legge - ma che per motivi politici o di marketing stanno diventando quasi obbligati.

Ma da dove nasce l'esigenza di questi sistemi di etichettatura? Ad di là della sensibilità sempre crescente dei consumatori nei confronti del cibo, della sua provenienza e salubrità, c'è un orientamento delle autorità sanitaria mondiali, OMS in primis, a prevenire i grandi flagelli del mondo occidentale: cancro, diabete, malattie cardiovascolari e obesità. I nemici principali? Zuccheri, grassi e sale.

Così, nelle politiche sanitarie internazionali si è fatto strada il concetto dei "profili nutrizionali", introdotti in Europa ufficialmente dal Regolamento n. 1924 del 2006 della Commissione, mentre dagli Usa si è fatta strada una linea diversa, che ha portato nel 1998 alla definizione delle GDA - Guideline Daily Amounts, cioè le quantità giornaliere indicative di energia e nutrienti che un adulto, in buona salute, deve assumere giornalmente per un’alimentazione equilibrata. Le GDA sono state proposte dal mondo industriale, sono su base volontaria e sono oggi il sistema di più diffuso.  

Nella tabella delle GDA che si trovano su quasi tutte le confezioni  sono disponibili i dati relativi all’energia (calorie) e i quattro nutrienti più importanti che, se non utilizzati in maniera consapevole, potrebbero aumentare il rischio di sviluppare alcune patologie legate alla scorretta alimentazione: grassi, grassi saturi, zuccheri e sodio (sale).

Il regolamento UE sui profili nutrizionali - "claims" - del 2006 aveva delegato la Commissione europea a definire entro il 19/1/2009 le caratteristiche nutrizionali a cui le varie categorie di alimenti devono rispondere per poter associare benefici salutistici al loro consumo. 

Ebbene la Commissione europea, nei quasi dieci anni trascorsi dalla pubblicazione del ‘regolamento claims’ in Gazzetta Ufficiale, non ha mai adempiuto a questo obbligo. Questo vuoto ha creato una forte incertezza sulla questione, preoccupazioni da vari settori industriali più direttamente coinvolti e disorientamento tra i consumatori, perché in nome dei nutrienti profiles hanno cominciato a circolare le informazioni più disparate.

La fuga in avanti della Gran Bretagna, che ha introdotto i semafori nel 2013, si è basata quindi anche su un vuoto legislativo europeo.  Per questo Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare, ha chiesto "all'Europa regole valide per tutti, che evitino fughe in avanti dei singoli paesi, senza compromettere il livello di tutela dei cittadini e la competitività delle imprese diogni paese".

Nel frattempo l'UE ha aperto nel 2014 nei confronti della Gran Bretagna una procedura di infrazione perché i semafori costituiscono un impedimento alla libera concorrenza. Poi è arrivata la Brexit e il procedimento si è sostanzialmente arenato.

Quanto alle norme applicative del famoso regolamento, sono ancora in elaborazione. Ma nel frattempo il Parlamento Europeo, il 12 aprile 2016, ha votato ufficialmente a larga maggioranza una risoluzione che invita la Commissione a rivedere il concetto dei profili nutrizionali, anche in vista di un loro possibile superamento. Questo atto del Parlamento dovrebbe rappresentare un argine ai profili nutrizionali che classificano i cibi in buoni e cattivi sulla base del contenuto di grassi, grassi saturi, sali e zuccheri senza guardare alla dieta nel suo insieme, come richiesto anche dai produttori italiani (da notare che nella questione industriali e produttori agricoli marciano insieme compatti). Ma a distanza di due anni nulle è cambiato e i danni reputazionali ed economici sui nostri prodotti di qualità sono arrivati puntuali.

(segue)




agu - 2013

EFA News - European Food Agency

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