Brexit: che indirizzo prenderà il sistema food del Regno Unito? -Allegato
Il Paese è totalmente impreparato, spiegano tre illlustri analisti in un rapporto, e senza un piano sarà il caos economico
Riassunte in un dossier che si conclude con 15 punti le questioni e le conseguenze che la Brexit avrà sull'industria alimentare nel Regno Unito. Punti nodali e interrogativi su quello che gli analisti prevedono come un terremoto che scuoterà una Nazione che per decenni ha adattato le proprie leggi e regolamentazioni in fatto di sistema-cibo a quelle dell'Ue. E che caduti i vincoli e le tutele si troverà a dover rimodellare il proprio corpus normativo, e tutta la filiera tenendo conto delle esigenze ambientali, lavorative, di salute ed economiche.
Ad esaminare questi aspetti dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, e ad illustrarli nei succitati punti sono gli esperti Erik Millstone dell’Università del Sussex, Tim Lang di quella di Londra e Terry Marsden di quella di Cardiff, autori di un rapporto paricolareggiato intitolato: "Food Brexit: è tempo della realtà".
Riorganizzarsi non sarà compito facile dicono i tre, anche perché dell'importante questione non si è mai discusso e men che meno a livello politico se si escludono blandi discorsi su nuovi piani per l’agricoltura e per la pesca.
I tre analisti nelle 88 pagine prendono in esame e pongono dei quesiti su diversi aspetti: quali obiettivi avrà il nuovo sistema inglese e quanto e in cosa sarà diverso rispetto a quello europeo dopo il 2019; le oltre 4000 leggi dell'ordinamento inglese oggi in linea con quelle Ue, se e come saranno riadattate? Il vetusto sistema produttivo interno, e quello economico, saranno in grado di fronteggiare l'uscita dall'Unione alla luce del fatto che probabilmente dovranno farsi carico di quote anche sostanziose di quel 31% in alimentari oggi importato dall'Ue?
Ancora. Sicurezza: una volta non più sottoposto ai rigidi vincoli di Bruxelles, come si regolerà il Regno Unito per tutelare i propri cittadini da prodotti alimentari provenienti da Paesi ad esempio asiatici, che applicano controlli molto blandi? Quali gli standard alimentari e quali le regole? Quali in fatto di pesca e politica agraria?
Lavoro, sussidi, politiche nazionali e regionali, ricadute sociali, organismi e infrastrutture. Infine, prezzi e tariffe: secondo alcune stime dopo la Brexit il costo degli alimenti importati salirà in media del 22%, ed i prezzi saranno in generale più instabili esponendo i ceti più bassi ai rischi maggiori. Come si regolerà la politica economica?
Oggorre una strategia che oggi non è stata nemmeno immaginata, insistono Millstone, Lang e Marsden. Senza un piano adeguato sarà il caos. Una situazione dalla quale sarà molto complicato uscire. "I consumatori inglesi ogni anno spendono 201 miliardi di sterline e contribuiscono con 101 miliardi al Pil; di questi, 9 miliardi provengono dall’agricoltura e 0,7 dalla pesca. Se non si prenderanno provvedimenti urgenti, il Paese rischia un tracollo anche economico senza precedenti”, ha rincarato Marsden.
Concludendo: il sistema alimentare britannico, si legge nel rapporto, i gusti dei consumatori e i prezzi sono stati completamente europeizzati. Sarà impossibile cambiare o tornare alle vecchie abitudini entro marzo 2019 senza enormi conseguenze: come si regolerà il governo?
Per ulteriori approfondimenti alleghiamo in basso la versione integrale del rapporto "A food Brexit: time to get real".