Eataly, Farinetti vuole la Borsa nel 2019
Intanto punta a espansione globale per gonfiare enterprise value
Eataly punta alla Borsa nel 2019. La conferma arriva dal patron Oscar Farinetti che, però, tende a distogliere l'attenzione dall'operazione che servirà a raccogliere capitali freschi attraverso il collocamento del 33% del flottante. "Eataly pensa a lavorare, la Borsa verrà, non è una necessità, è l'ultimo dei problemi", taglia corto Farinetti. Il primo dei problemi, in effetti, è quello di attribuirle un valore. Eataly non ha un bilancio consolidato; esiste un pro-forma 2016, mentre per il 2017 è stato redatto un primo documento contabile con valori consolidati che indicano un giro d'affari di 500 milioni e un Ebitda, il margine operativo lordo, vicino ai 30 milioni. Non si conosce, invece, l'indebitamento: la sola società italiana risulta esposta per 40 milioni con le banche. Le prime stime dei broker assegnano a Eataly un enterprise value tra 1,8-1,9 miliardi e 3,5-3,6 miliardi e il mercato è orientato ad dare al gruppo piemontese un valore di mezzo, attorno ai 2 miliardi. Si tratterebbe di una soglia comunque elevata, visto che rappresenta 4 volte il fatturato e oltre 60 volte l'Ebitda. Multipli che neppure le big del lusso possono permettersi. Per parte sua, Farinetti non ha fatto mistero di aspettarsi una Ipo da 3 miliardi, il che vorrebbe dire valutare l'azienda più di sei volte il fatturato e 100 volte l'Ebitda.
Ammesso che Eataly rappresenti il lusso del food, se si applicassero i parametri delle maggiori case del lusso – rapporto ev/Ebitda di 20 volte - il valore complessivo della catena di supermarket si aggirerebbe attorno ai 600 milioni.
A questo valore però, secondo i broker, potrebbe essere riconosciuto un "valore aggiunto" relativo al marchio, al posizionamento di mercato, al management (è guidata da Andrea Guerra) e alla rete. Eataly è presente negli Stati Uniti, in Giappone, Germania, Brasile, Corea del Sud, Turchia, Emirati Arabi, Qatar, ed è in procinto di sbarcare in Cina, a Parigi, a Las Vegas, Toronto e Londra. Grazie a questi fattori, la stima complessiva potrebbe anche raggiunge 2-2,5 miliardi. E questo spiegherebbe anche l'aggressivo piano di espansione e consolidamento su scala globale, su cui invece Farinetti ha voluto concentrare l'attenzione ponendo anche l'India tra i target. "Siamo in 12 Paesi del mondo, ce ne sono 198, guardate quanto lavoro abbiamo ancora da fare", ha detto il fondatore, "tutti vogliono fare Fico (il parco agroalimentare di Bologna, ndr) in Cina. Dobbiamo trovare il partner e poi aprire a Shanghai, Pechino...". Chissà se, al contrario di James Bond, il mondo gli basterà.
EFA News - European Food Agency