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CLARA MOSCHINI

Coop chiude nel Lazio, da Roma in giù: un flop l'incontro al Mise

Cessione per 8 megastore di Unicoop Tirreno

A rischio un totale di 270 lavoratori diretti più oltre 100 dell'indotto (vigilanza, fornitori, pulizie). Ieri i dipendenti hanno aderito allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di Unicoop Tirreno

A nulla sembrerebbe valsa la riunione (tra l'altro interlocutoria) tenutasi ieri al Mise mentre era in atto una manifestazione dei dipendenti, per cercare di salvare oltre 370 posti di lavoro dei lavoratori di Unicoop Tirreno operanti nei supermercati Coop di Colleferro, Aprilia, Velletri, Fiuggi, Genzano, Frosinone e i due di Pomezia, che verranno chiusi definitivamente nelle prossime settimane. La preoccupazione dei sindacati è che si tratti di un primo passo che porterà alla cessione di tutti i negozi laziali di Unicoop Tirreno,  una delle 7 grandi cooperative di consumatori del sistema Coop, a sua volta uno dei più importanti marchi italiani della Gdo che riunisce 103 cooperative, di cui  Unicoop Tirreno è una delle principali.

Sulla questione è intervenuto tra gli altri Giovanni Gioia, segretario generale Filcams Cgil Frosinone e Latina, il quale ha dichiarato: "Il 90% dei lavoratori sono donne intorno ai 50 anni che guadagnano poco più di mille euro al mese se a tempo pieno, la metà se sono part time. Tutti rischiano di non trovare nessun altro lavoro. Siamo nelle aree interessate negli ultimi anni da una deindustrializzazione che ha visto molti lavoratori passare al commercio: se le grandi catene vanno via, rimane il nulla. Nel 2017 avevamo fatto un accordo per tutelare i dipendenti, ma gli ammortizzatori sociali sono stati usati solo in piccola parte". Rischia di andare a casa infatti un totale di 270 dipendenti diretti, ed oltre un centinaio dell'indotto, fra vigilanza, pulizie e fornitori, facendo prefigurare un allarme sociale nel territorio. Come conferma anche l'assessore al lavoro della Regione Claudio Di Berardino: "Un numero così importante esige una presa di responsabilità condivisa e impone a tutte le parti di pensare alla tutela dei lavoratori".

Anche Usb Frosinone era scesa in campo dichiarando dopo l'incontro tra Unicoop Tirreno e Usb Nazionale di circa metà settembre: " Tra le misure che Unicoop intende adottare per far fronte alla crisi di bilancio che si protrae dal 2016 e raggiungere gli obiettivi previsti dal piano industriale, le più allarmanti riguardano la  razionalizzazione della rete di vendita, con la riduzione della superficie dell'ipermercato Casilino e la cessione di 8 negozi del sud del Lazio, la revisione dei costi di sede (entro fine 2018 verifica assetti organizzativi e organici) e di personale (modelli organizzativi di negozio, cluster, formazione, produttività e costo del lavoro, attualmente il più alto del settore). Inoltre è stata dichiarata la volontà di riscrivere il Cia (Contratto Integrativo Aziendale). In particolare, la cessione dei punti vendita di Fiuggi, Frosinone e Colleferro –ricadenti nel territorio di competenza della Federazione Usb di Frosinone- comporterebbe ulteriori gravissime ricadute in termini occupazionali in un territorio già da anni dichiarato 'area di crisi complessa'. Pertanto facciamo appello alle istituzioni locali affinché intervengano in modo tempestivo e deciso per evitare ulteriori perdite di posti di lavoro o la ricollocazione dei lavoratori in aziende che non garantiscano un’adeguata e duratura tutela dei piani occupazionali e reddituali".

La cessione era stata annunciata il 5 settembre, ed oggi i tempi si fanno ancora più stringenti dopo il nulla di fatto al Mise. I dipendenti hanno manifestato ieri a Roma aderendo allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di Unicoop Tirreno, e chiedono con forza l'intervento del Governo, rivolgendosi in particolare Di Maio,  titolare del dicastero dello Sviluppo economico: "Il ministro ci aiuti, senza lavoro dove andiamo?".

Clamos - 4789

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