Interrogazione: la crisi Melegatti arriva in Parlamento
L'azienda sembra soffrire dei dissidi tra i soci
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-18203 presentato da CIVATI Giuseppe, testo di Mercoledì 18 ottobre 2017, seduta n. 873
CIVATI, ANDREA MAESTRI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
Melegatti s.p.a. è un'azienda dolciaria italiana, fondata nel 1894, con sede a San Giovanni in Lupatoto (Verona). L'azienda è specializzata – e per questo famosa a livello internazionale –, nella produzione di Pandoro, dolce da essa stessa brevettato;
negli stabilimenti veronesi lavorano circa 70 dipendenti a tempo indeterminato e 20 a tempo determinato, oltre a circa 250 lavoratori stagionali, interessati soprattutto dalla produzione di Pandoro, linea produttiva che assicura circa il 70 per cento del fatturato dell'intera azienda che, nel 2016, è stato pari a circa 70 milioni di euro;
l'esposizione dell'azienda nei confronti di banche e fornitori sarebbe superiore ai 40 milioni di euro. Parte di questi debiti sarebbero dovuti a un investimento di circa 15 milioni di euro, necessari a realizzare un piano industriale che prevedeva di aumentare i ricavi dalle vendite non ricorrenti. A questo fine è stato aperto un secondo stabilimento a San Martino Buon Albergo;
secondo fonti citate dal quotidiano Repubblica, tutte le nuove attrezzature del secondo stabilimento sarebbero state rimpacchettate nel nylon. Scrive Ilpost.it: «Appena aperta, la nuova fabbrica è stata usata a pieno regime e alcuni dipendenti raccontano di aver lavorato con turni di 63 ore settimanali. I soldi però sono finiti in pochi mesi. Alla fine dell'estate le banche hanno iniziato a essere sempre più severe, a chiedere il rientro dei prestiti, a limitare i fidi e a tagliare la liquidità. La società non ha più potuto pagare né dipendenti né fornitori ed è stata costretta a sospendere le attività»;
secondo studi di fonti specializzate, dall'analisi dei bilanci si ricava una solida «capacità societaria di produrre reddito dalla gestione caratteristica e numeri in netto miglioramento rispetto all'esercizio 2012. [...] Le difficoltà, quindi, sarebbero tutte sul piano finanziario. [...] I consumatori non stanno voltando le spalle allo storico marchio, anzi il fatturato sarebbe persino in crescita»;
da fonti di stampa si apprende che, a partire dalla morte del presidente Salvatore Ronca, avvenuta nel 2005, si sono aperte all'interno della società forti discussioni sulle strategie aziendali;
allo stato attuale, i dipendenti denunciano di non ricevere lo stipendio dal mese di agosto 2017 e risultano essere in cassa integrazione ordinaria (per complessivi 30 giorni) dal 5 ottobre 2017;
le organizzazioni sindacali, insieme ai lavoratori, sono da mesi in uno stato d'agitazione. Gli stessi hanno denunciato pratiche potenzialmente non rispettose dei diritti dei lavoratori;
il 13 ottobre 2017 presso la prefettura di Verona, è stato convocato un tavolo con la partecipazione dei sindaci di San Giovanni Lupatoto e di San Martino Buon Albergo, i sindacati e i soci di minoranza. Era invece assente la presidente del gruppo Melegatti, Emanuela Perazzoli. Le organizzazioni sindacali e alcuni soci di minoranza hanno chiesto un passo indietro di quest'ultima. La famiglia Turco in particolare, socia di minoranza dell'azienda, si è detta disponibile a rilevare in toto la società (il 30 ottobre è fissata l'assemblea straordinaria dei soci per sottoscrivere l'aumento di capitale) –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e in che modo intenda attivarsi perché siano tutelati al più presto i diritti dei lavoratori coinvolti nella crisi aziendale e siano offerte garanzie rispetto alle prospettive occupazionali;
quali iniziative intenda assumere per scongiurare ogni rischio di chiusura dell'azienda e attivarsi affinché uno storico marchio della produzione alimentare italiana possa continuare a operare sul mercato.
(4-18203)
EFA News - European Food Agency