Interrogazione. Mineo (Si-Sel): "riforma dei reati nell'agroalimentare"
La Sicilia sarebbe a rischio infiltrazioni mafiose. Il senatore chiede di difendere le vittime di usura
L'interrogazione chiede che le proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare non vadano inutilmente disperse con il fine legislatura
Atto Senato
Interrogazione a risposta scritta 4-08336 presentata da CORRADINO MINEO
martedì 31 ottobre 2017, seduta n.907
MINEO, BOCCHINO, CERVELLINI, PETRAGLIA - "Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
Maurizio Ciaculli è un imprenditore siciliano che in più di un'occasione ha denunciato dinanzi all'autorità giudiziaria e all'opinione pubblica il malaffare che si anniderebbe nel mercato agroalimentare della sua regione. L'imprenditore ha segnalato in modo circostanziato la presenza della mano mafiosa in seno alla grande distribuzione alimentare, tanto da suscitare l'interesse della stampa e dell'informazione televisiva. Le traversie dell'imprenditore di Vittoria (Ragusa) hanno fatto venire alla luce la drammaticità di una situazione più ampia: l'esistenza di una fitta rete di rapporti tra economia e mafia, nell'ambito del mercato agroalimentare sia regionale che nazionale. Tali relazioni tendono a mortificare uomini onesti che lavorano nel settore. L'opacità, la manipolazione e la pervasività del mercato agroalimentare siciliano finiscono con l'assecondare, più o meno consapevolmente, il tracollo di virtuose aziende locali;
Maurizio Ciaculli ha iniziato a denunciare le anomalie nel settore agroalimentare siciliano nel 2005, in virtù di alcuni episodi connessi alla sua esperienza imprenditoriale;
secondo la testimonianza di Ciaculli, in quello stesso anno, l'allora Banca di credito agricolo e industriale avrebbe stornato illecitamente la somma di 215.000 euro dal conto intestato alla società Progetto verde Srl, di cui Ciaculli ricopriva il ruolo di amministratore. L'operazione ha causato il fallimento dell'azienda. Il patrimonio immobiliare di Ciaculli e degli altri soci è stato messo all'asta. Circa 100 dipendenti hanno perso il posto di lavoro. Nel 2012 il Tribunale di Ragusa ha però dato ragione a Ciaculli, condannando l'istituto bancario a restituire la somma illegalmente sottratta;
nel maggio 2012 Ciaculli ha denunciato alla Procura di Ragusa la grande distribuzione organizzata di Lidl. Ciaculli ha affermato di aver rinvenuto tra i banchi di un punto vendita siciliano della nota catena europea di supermercati alcuni confezionamenti contraffatti di prodotti ortofrutticoli. Essi, infatti, recavano le insegne della nuova società dell'imprenditore di Vittoria. A quel punto, in base a quanto ricostruito dal signor Ciaculli, gli è stato offerto di aderire ad un negozio riparatore. La trattativa risarcitoria sembrava instradarsi fuori dal perimetro della legge. L'intento degli attori era di indurre l'imprenditore a rinunciare alla via giudiziaria per imporgli un accordo dalle palesi condizioni vessatorie. Il signor Ciaculli non ha taciuto, ha respinto senza esitazione ogni tentativo di pratica estorsiva e si è affidato completamente all'operato della magistratura e delle forze dell'ordine;
a seguito dei citati episodi e di analoghe vicende, il signor Ciaculli ha deciso di intraprendere l'esercizio di attività sindacali e antiracket. È divenuto in breve tempo il responsabile regionale della confederazione "Altragricoltura", un movimento civico per la ricerca di modelli positivi per lo sviluppo del settore agroalimentare. Ciaculli si impegna socialmente dando vita ad una rete di iniziative, tra cui: la richiesta della piena tracciabilità dei prodotti ortofrutticoli, la promozione di filiere produttive etiche e libere dallo sfruttamento del caporalato e del bracciantato, la domanda di più efficaci controlli nello svolgimento delle aste giudiziarie;
considerato che:
in contesti ambientali come quello della provincia di Ragusa il numero delle estorsioni scoperte rimane modesto a causa delle poche denunce sporte dalle vittime. Si registra, infatti, un'allarmante assenza di reattività nel tessuto socio-economico per il timore di patire conseguenze infauste;
la temerarietà e il coraggio dimostrati dal signor Ciaculli rappresentano una sicura speranza per il territorio ragusano. Tuttavia, gli atti di accusa e le battaglie civili hanno esposto Ciaculli a ripetute minacce dal carattere ricattatorio. La libertà personale del signor Ciaculli e dei propri familiari è stata messa più volte a repentaglio e in questo momento appare in forte pericolo. L'aver impersonato uno spirito imprenditoriale ontologicamente irreprensibile e mai prono agli ammiccamenti mafiosi hanno isolato socialmente il signor Ciaculli e la sua famiglia. Per di più, sotto il profilo aziendale, egli ha visto progressivamente allontanarsi i suoi storici clienti nella fornitura dei prodotti ortofrutticoli;
gli atti intimidatori subiti rivelano lo scopo di coartare la volontà di Maurizio Ciaculli. Tali atti puntano a procurare agli autori un ingiusto profitto e a Ciaculli un conseguente pregiudizio: in primo luogo, mirano ad impedire che egli riprenda la propria attività di impresa; in secondo luogo, intendono farlo desistere dal portare innanzi ogni tipo di denuncia e ogni forma di resistenza nonviolenta. In caso contrario, ad attenderlo ci sarebbero rovina e supplizio;
secondo quanto dichiarato dall'imprenditore vittoriese, nel corso di questi anni, egli sarebbe stato vittima di numerose minacce, sia manifeste che larvate, sia reali che figurate, sia orali che scritte. In ogni caso, però, si sarebbe trattato di minacce concrete. A volte le condotte tese a cagionare un male ingiusto sarebbero state verbali, provenienti da uomini con il volto travisato e dall'evidente personalità sopraffattrice. Questi ultimi gli avrebbero giurato di provocare lesioni e sofferenze ai membri della sua famiglia. Ciaculli ha riferito di aver ricevuto un pacco contenente un animale putrefatto e, poco più tardi, di aver rinvenuto nel giardino di casa il corpo del proprio gatto strangolato. È chiaro che tali atti di deliberata crudeltà rappresentano i simboli di un potere sprezzante a cui non serve pronunciare parole per apparire eloquente. Le intimidazioni sarebbero proseguite con modalità ancora più angustianti. Il signor Ciaculli è stato destinatario di una lettera anonima, affissa in un luogo vicino alla sua abitazione e recante una vera e propria condanna a morte. In seguito, Ciaculli ha dichiarato di essere stato vittima di un tentato omicidio: l'automobile su cui viaggiava abitualmente sarebbe stata oggetto di un sabotaggio meccanico. La vettura è stata data successivamente alle fiamme da parte di ignoti. L'incendio, di matrice dolosa, è stato appiccato dinanzi al portone di casa. Allo stesso modo è stato incendiato il suo opificio industriale. Le circostanze non sono state chiarite, ma, in base alla testimonianza resa dal signor Ciaculli, lascerebbero presagire l'intervento della criminalità organizzata di stampo mafioso,
si chiede di sapere:
se il signor Maurizio Ciaculli e i componenti della sua famiglia non debbano essere sottoposti ad un regime di adeguata tutela e se la loro posizione, così come già riconosciuto dalla Procura di Ragusa, non rientri tra quelle disciplinate dalla legge 23 febbraio 1999, n. 44, recante "Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura";
se il Ministro della giustizia intenda fare il possibile affinché le proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare, elaborate dalla commissione ministeriale di studio nominata dallo stesso Ministro nell'aprile 2015 e presieduta dall'ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli, non vadano inutilmente disperse con il termine della XVII Legislatura".
(4-08336)
EFA News - European Food Agency