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CLARA MOSCHINI

Interrogazione alla Camera sui centri di certificazione del luppolo

Attualmente l'unico centro riconosciuto è il dipartimento di scienze degli alimenti presso l'università di Parma

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-12731 presentato da GAGNARLI Chiara, testo di Venerdì 17 novembre 2017, seduta n. 887

GAGNARLI— "Al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

la normativa europea sull'organizzazione comune dei mercati, ossia il regolamento (UE) n. 1308/2013, prevede all'articolo 77 che il luppolo ed i suoi prodotti ottenuti nell'Unione europea, siano certificati per garantirne le caratteristiche qualitative. La certificazione permette la commercializzazione o l'esportazione di questi prodotti e può essere omessa solo nel caso in cui il birrificio contrattualizzi la produzione di luppolo direttamente con il produttore, o per piccole confezioni destinate alla vendita ai privati;

l'attività per la certificazione del luppolo è disciplinata dal regolamento (Ue) n. 1850/2006, in base al quale ogni Stato membro riconosce un'autorità di certificazione, incaricata di effettuare la certificazione del luppolo, anche mediante Centri di certificazione riconosciuti e periodicamente verificati;

la direzione generale delle politiche internazionali e dell'Unione europea del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è stata designata come autorità di certificazione italiana, ai sensi del decreto n. 4281 del 20 luglio 2015;

l'autorità anzidetta ha deciso di effettuare la certificazione mediante centri di certificazione riconosciuti. Dal portale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali risulta che attualmente l'unico centro riconosciuto, è il dipartimento di scienze degli alimenti presso l'università di Parma, che svolge tutte le operazioni rese necessaria dal regolamento europeo: dal controllo dei requisiti minimi di commercializzazione alla tenuta dei registri, fino al rilascio dei certificati, la bollatura, il sigillo degli imballaggi, compreso l'acquisto del materiale di consumo (targhette, filo, etichette, piombini, carta, cartucce per la stampante, e altro);

la precitata normativa dell'Unione europea non prevede ma neanche esclude espressamente finanziamenti o rimborsi per l'esercizio dell'attività di certificazione di cui trattasi. Il dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, direzione generale delle politiche internazionali e dell'Unione europea, con decreto direttoriale n. 324 del 19 gennaio 2017 relativo al riconoscimento dei centri di certificazione per il luppolo, ha disposto all'articolo 5 che l'attività in parola avvenga nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato;

attualmente non sono pervenute ulteriori istanze di riconoscimento come centro di certificazione; pertanto l'unico ente riconosciuto, il dipartimento di scienze degli alimenti presso l'università di Parma, deve sostenere le richieste provenienti dall'intero territorio nazionale, facendo affidamento solo alle proprie risorse;

nel prossimo futuro verosimilmente si vedrà crescere in estensione e qualità la coltura del luppolo in Italia, viste le disposizioni dell'articolo 36 della legge n. 154 del 2016 sul finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo, recentemente affidati al Crea –:

se non ritenga opportuno, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, assumere iniziative per programmare e stabilire una quota di rimborso per i centri di certificazione accreditati che svolgono tutte le operazioni necessarie alla commercializzazione del luppolo in Italia e all'estero".
(5-12731)

vpo - 1438

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