Pietro Coricelli: il 5% del fatturato in Cina
L’obiettivo è di proseguire a crescere anche nel 2018
L’azienda umbra, guidata dalla terza generazione della famiglia, continua il suo sviluppo nei mercati orientali
Da Spoleto a Shangai: Pietro Coricelli, azienda olearia italiana nel 2016 ha esportato il 68% del business, per un totale di fatturato (tra Italia ed export) pari a circa 120 milioni di euro. L’azienda è presente in 110 Paesi, dove vende più di 30 milioni di olio (con un incremento del 4% rispetto al 2015): dagli Stati Uniti al Giappone, dal Brasile al Sudafrica. Secondo le stime di chiusura del 2017, la quota dedicata all’export sul mercato cinese è pari al 5%, con l’obiettivo di arrivare al 6% nel 2018. Una presenza che è valsa a Pietro Coricelli il premio ‘Eccellenza Italiana’ dalla Fondazione Italia Cina, istituzione creata per migliorare l’immagine e le modalità della presenza dell’Italia in Cina, consegnato durante la premiazione avvenuta a Milano lo scorso dicembre. A Pietro Coricelli, come motivato dalla stessa Fondazione, è stata riconosciuta la forza all’estero e in particolare in Cina, per l’eccellenza dei prodotti distintasi anche fuori dai confini nazionali e per l’inarrestabile impegno come ambasciatore del Made in Italy a Oriente e nel resto del mondo.
“Siamo molto orgogliosi di aver ricevuto questo premio – afferma Chiara Coricelli, membro del Cda e rappresentante della terza generazione della famiglia – che va a coronare un percorso di crescita in un Paese con una cultura così diversa dalla nostra, in cui però i valori della Dieta Mediterranea, di cui l’olio è uno dei simboli, si confermano fortemente attrattivi. Un percorso che risponde ad una mission a cui tengo particolarmente: diffondere la cultura dell’olio nel mondo. Siamo presenti sul mercato cinese da 15 anni, con un partner storico a Shanghai, a Canton e una piccola presenza a Pechino. La storicità del marchio e la vastità del portafoglio prodotti, rappresentato non solo da oli di oliva e oli di semi, ma anche pasta, sughi , pomodori e aceti, lascia ampio spazio allo sviluppo sia in termini di capillarità territoriale nelle aree ad oggi non coperte, sia in termini di canali di vendita”.
Pietro Coricelli ha sede a Spoleto, dove si trova l’Oliveto del Barbarossa, il tradizionale oliveto della famiglia, a cui negli ultimi anni è stato aggiunto un moderno oliveto super intensivo distribuito da 98 ettari con 130.000 piante di ulivo. L’impianto è situato attorno allo storico stabilimento dell’azienda dove lavorano 75 dipendenti. Da qui parte ogni giorno l'olio per il mondo: dagli Stati Uniti, Canada, Giappone, Brasile, Cina, Hong Kong, Taiwan, India, Sudafrica, Belgio, Germania. Un giro d’affari internazionale rappresentato dall’85% circa dalla vendita di olio d’oliva, seguito da olio di semi, oli aromatizzati e aceti, pasta, sughi e pomodori. Un’offerta resa ancora più articolata anche attraverso l’acquisizione di Cirio, storico brand dell’industria alimentare italiana, che dal 2009 è di proprietà di Pietro Coricelli che ne detiene la licenza d’uso perpetua per oli e aceti.
“Il mercato cinese rappresenta per noi un volano di crescita con un potenziale molto alto – commenta Renato Calabrese,direttore generale –. Per capirlo basta pensare ai numeri: oggi in Cina, a fronte di una popolazione di circa 1 miliardo di persone, il consumo medio pro capite è pari a 100 grammi. Considerando che la tradizione culinaria cinese è molto diversa da quella europea, continuando a lavorare, abbiamo degli ottimi margini di crescita. L’obiettivo del 2018 è, infatti, il raggiungimento del 6% di fatturato. Noi siamo tra i principali esportatori in Cina nel comparto agro alimentare”.
EFA News - European Food Agency