UE, no allo sfruttamento minorile nelle filiere del caffè e cacao
La Commissione precisa che spetta ai singoli paesi controllare la veridicità delle etichette e delle certificazioni
Risposta a un'interrogazione parlamentare data da Neven Mimica a nome della Commissione, resa nota il 13 aprile La Commissione si impegna a eliminare tutte le forme di lavoro minorile, conformemente all'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 8.7 dell'agenda 2030. In tale contesto, la politica di cooperazione allo sviluppo svolge un ruolo fondamentale nella promozione di catene di approvvigionamento responsabili e nel rispetto delle norme sociali e ambientali, anche per quanto riguarda le questioni concernenti il lavoro minorile, nei paesi non facenti parte dell'Unione Europea (Ue). Inoltre, l'Ue combatte il lavoro minorile attraverso il sostegno ai quadri giuridici, un approccio integrato in settori chiave (ad esempio agricoltura e istruzione) e strumenti commerciali. Ad esempio, i paesi che aderiscono al sistema di preferenze generalizzate (SPG+) devono ratificare e applicare norme internazionali sul lavoro fondamentali, incluse le norme sul lavoro minorile. I sistemi di certificazione del commercio equo e solidale mirano al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità mediante la definizione di norme sociali, economiche e ambientali per i produttori, garantendo nel contempo che i loro prodotti siano venduti ai prezzi minimi convenuti, che nel caso del cacao sono attualmente superiori al valore di mercato. L'Ue sostiene gli interventi volti ad accrescere l'impatto positivo di questi sistemi di certificazione sul reddito e sulle condizioni di vita degli agricoltori. Attualmente sta conducendo uno studio in Costa d'Avorio per confrontare i sistemi convenzionali per il cacao con quelli certificati; i risultati dello studio dovrebbero orientare gli interventi futuri. In tale contesto, la Commissione ha valutato le migliori prassi per contrastare il lavoro minorile nel settore del cacao in un seminario con esperti e parti interessate, tra cui Fernando Morales de la Cruz, tenutosi il 21 marzo 2018. I prezzi del caffè e del cacao sono negoziati a livello internazionale, ma dovrebbe essere valutata la questione dei prezzi ridotti del caffè e del cacao a livello mondiale, in particolare per quanto riguarda le piantagioni grandi e moderne. Redditi migliori per i produttori migliorerebbero le loro condizioni di vita e limiterebbero il coinvolgimento di minori in attività lavorative svolte in condizioni inaccettabili nell'ambito dell'agricoltura a conduzione familiare. La direttiva sulle pratiche commerciali sleali garantisce che i consumatori siano correttamente informati sulle imprese da cui ottengono prodotti a base di caffè o cacao, poiché vieta dichiarazioni fuorvianti o false in ambito pubblicitario. Le dichiarazioni sulla responsabilità etica o sociale delle imprese nelle comunicazioni commerciali devono essere chiare, specifiche e accurate, nonché sorrette da prove. Spetta alle autorità nazionali competenti valutare se una determinata dichiarazione sia fuorviante, a livello di contenuti o per il modo in cui è presentata ai consumatori. La Commissione intende sostenere iniziative per migliorare la trasparenza e la tracciabilità nelle catene del valore dell'abbigliamento e del cotone. Queste iniziative potrebbero essere replicate in altri settori, come quello del caffè e del cacao. |
Di seguito l'interrogazione con richiesta di risposta scritta dall'on. Ignazio Corrao alla Commissione in data 20 novembre 2017
L'Unione europea è il maggiore importatore e consumatore al mondo di caffè e cacao, due prodotti del cui raccolto si occupano decine di milioni di agricoltori indigenti e milioni di minori. Per il suo caffè, l'Ue attualmente paga il 60 % in meno in termini reali rispetto al 1983. I prezzi pagati dall'Ue per il cacao corrispondono a meno della metà dell'importo in grado di garantire agli agricoltori un reddito di sussistenza.
Fernando Morales-de la Cruz, fondatore di Cafè for Change, denuncia che l'Ue è la prima, tra i coltivatori di caffè e cacao, a beneficiare economicamente del lavoro minorile e della povertà estrema. Taluni giornalisti, tra cui Rai Report, hanno ampiamente documentato il fatto che le certificazioni per il cacao e il caffè, che ricevono finanziamenti dall'Ue, quali «Fairtrade», «UTZ», ecc., contribuiscono alle condizioni di povertà e fame, colpendo minori innocenti. A quanto pare, tali sistemi di certificazione ricevono finanziamenti unionali per milioni di euro, consentendo in questo modo alle multinazionali di acquistare caffè e cacao a un prezzo inferiore al loro costo di produzione, traendo così in inganno i consumatori europei con false dichiarazioni.
In questo contesto:
1. | Può la Commissione illustrare quali misure immediate intende adottare per eliminare il lavoro minorile dalla catena di approvvigionamento del caffè e del cacao consumati nell'Ue, al fine di proteggere milioni di minori dalle conseguenze delle pratiche commerciali di sfruttamento messe in atto dalle potenti multinazionali? |
2. | In che modo intende la Commissione garantire che i consumatori di caffè e cacao dell'Unione europea non contribuiscano a finanziare attività legate allo sfruttamento? |
EFA News - European Food Agency