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CLARA MOSCHINI

Zucchero: per la Commissione Ue l'Italia si deve arrangiare

Nel nostro paese hanno chiuso 16 zuccherifici su 19

Risposta di Phil Hogan a nome della Commissione

(20.6.2018)

Con la riforma del 2006 il settore dello zucchero dell’UE ha subito una profonda ristrutturazione che lo ha reso più competitivo e orientato al mercato. La capacità di produzione è stata ridotta di 6 milioni di tonnellate e sono stati chiusi 81 zuccherifici. Nell’ambito di questo processo sono stati erogati importi elevati di aiuti alla ristrutturazione alle imprese che hanno deciso di ridurre o mettere fine alla produzione. Era inevitabile che, dopo la scadenza del regime delle quote per lo zucchero, i produttori di zucchero avrebbero dovuto operare in un mercato più competitivo, anche se i dazi all’importazione fossero rimasti allo stesso livello che avevano durante il regime delle quote. I produttori di zucchero dell’UE hanno avuto tempo sufficiente per analizzare la rispettiva struttura dei costi e decidere se abbandonare o no la produzione avvalendosi del programma di ristrutturazione. La riduzione dei prezzi era almeno in parte prevedibile come conseguenza diretta dell’abolizione del regime delle quote.

L’aumento della produzione è il risultato di decisioni adottate dalle imprese nelle principali regioni produttrici sulla base della loro strategia commerciale, in merito alla quale la Commissione non si può pronunciare. Tuttavia, la Commissione è consapevole della sensibilità del mercato UE dello zucchero e di una situazione dei prezzi che si fa sempre più fragile. È in questo contesto che nel 2017 è stato istituito l’Osservatorio del mercato dello zucchero dell’UE.

Dal punto di vista del diritto della concorrenza, gli operatori attivi nella fornitura di zucchero in Italia sono liberi di determinare i loro prezzi e di cercare di acquisire nuovi clienti e quote di mercato, a condizione che non stipulino accordi anticoncorrenziali in materia di prezzi con i concorrenti (in violazione dell’articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE)) e che nessuna impresa che detiene una posizione dominante su un dato mercato abusi di tale posizione, ad esempio applicando prezzi predatori per escludere i concorrenti (in violazione dell’articolo 102 del TFUE).


Di seguito l'interrogazione dell'On. Angelo Ciocca (Enf), del 16/4/2018

La liberalizzazione del comparto bieticolo-saccarifero, entrata in vigore nell'ottobre 2017 in virtù del regolamento UE 1308/2013, ha generato una drastica riduzione dei prezzi dello zucchero in Italia.

L'abolizione delle varie restrizioni al commercio estero per questi prodotti permette alle grandi multinazionali di applicare prezzi irrisori che, nel medio-lungo periodo, portano al monopolio di intere parti di mercato nonché all'eliminazione dei competitor che non possono produrre in perdita.

L'Italia, nel caso specifico dello zucchero, subisce la concorrenza sleale delle grandi aziende del nord Europa e rischia di perdere un'ulteriore filiera produttiva del comparto agricolo: ad oggi, le progressive deregolamentazioni hanno portato alla chiusura di 16 zuccherifici su 19.

Può la Commissione riferire quali azioni intende predisporre per evitare danni insanabili alla filiera italiana dello zucchero?

Non ritiene che tali liberalizzazioni consentano alle grandi multinazionali una corsa al ribasso dei prezzi per aggiudicarsi grandi quote di mercato in concorrenza sleale rispetto ai competitor di dimensioni ridotte?

lma - 3742

EFA News - European Food Agency

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