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CLARA MOSCHINI

Ceta/1: raffica di interrogazioni UE

I parlamentari italiani evidenziano le lacune nell'applicazione (seppur provvisoria)

E' entrato in vigore provvisoriamente e non si sa se il Parlamento italiano lo ratificherà, vista l'opposizione annunciata dai partiti dell'attuale governo. Ma il trattato CETA tra UE e Canada è intanto operativo e stanno emergendo diverse problematiche. Di seguito varie interrogazioni presentate alla Commissione UE da parlamentari europei.

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Tiziana Beghin (EFDD) , Marco Zullo (EFDD) , Ignazio Corrao (EFDD) , Dario Tamburrano (EFDD) , Isabella Adinolfi (EFDD) , Laura Agea (EFDD) , Marco Valli (EFDD) , Fabio Massimo Castaldo (EFDD) , Rosa D'Amato (EFDD) , Eleonora Evi (EFDD)

11/6/2018

Oggetto:  Barriere non tariffarie al commercio di vino sul mercato canadese

Nonostante il trattato CETA tra UE e Canada sia entrato in vigore provvisoriamente a settembre del 2017, i produttori europei di vini incontrano ancora molte barriere non tariffarie per vendere il loro prodotto oltreoceano. 

La Columbia Britannica non permette la vendita di vini stranieri al supermercato, mentre in altri casi obbliga i rivenditori a separare chiaramente il prodotto straniero da quello canadese. Similmente, l'Ontario permette solo alla metà degli esercizi di vendere vino straniero, mentre più Stati permettono che nelle fiere e nei mercati rionali sia venduto solo vino canadese. 

Infine, una tassa federale può essere evitata da chi produce vino utilizzando solo uva canadese, di fatto fornendo ai produttori nazionali un vantaggio competitivo.

Alla luce di quanto sopra può la Commissione far sapere:

1) Se le misure introdotte dagli Stati e dal governo federale canadese violano le disposizioni del trattato CETA? 

2) Che cosa intende fare per rimuovere le barriere in entrata, incontrate dai produttori europei di vino? 

3) Entro quanto tempo i produttori europei di vino potranno ottenere la rimozione di questi ostacoli?


Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Tiziana Beghin (EFDD), Dario Tamburrano (EFDD), Isabella Adinolfi (EFDD), Laura Agea (EFDD), Marco Valli (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD), Ignazio Corrao (EFDD), Marco Zullo (EFDD), Eleonora Evi (EFDD)

11/6/2018

Oggetto:  Sussidi occulti alla produzione nazionale casearia canadese incompatibili con il trattato CETA

Il trattato CETA istituisce una quota di 17 700 tonnellate in sei anni per l'importazione a dazio zero di formaggi europei in Canada. Tale quota è divisa tra importatori e produttori canadesi, con questi ultimi che ne ricevono oltre il 50 %. 

È ragionevole pensare che, in linea generale, un produttore di formaggio canadese non sia interessato ad importare il formaggio di un concorrente europeo. Questo penalizza particolarmente i formaggi italiani, visto che circa il 93 % dei formaggi italiani esportati in Canada sono DOP. 

L'allocazione così ampia di quote di importazione a produttori non interessati ad importare il prodotto europeo costituisce una barriera non tariffaria al commercio, mentre il fatto che i produttori possano vendere le loro quote (a cui non sono interessati) ad altri importatori a fronte di un pagamento in denaro sembra costituire un sussidio occulto ai produttori canadesi, situazioni che il CETA avrebbe dovuto prevenire.

Ciò premesso, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1)Il comportamento delle autorità canadesi è compatibile con il trattato CETA?
2)Cosa intende fare la Commissione per assicurare una migliore distribuzione delle quote di importazione di formaggi italiani ed europei in Canada?

ant - 3821

EFA News - European Food Agency

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