Federolio interviene di nuovo sulla questione dell'olio "italico"
Un blend col 50% di origine italiana dovrebbe essere obiettivo comune, ma gli operatori sono divisi
Non si placano le polemiche tra le associazioni degli operatori italiani dell'olio, un florilegio di sigle faticosamente riunite nel 2016 sotto l'ombrello della Fooi - Filiera Oivicola Oleraria Italiana (vedi EFA News del 4/7/2018). Con gli elogi dell'allora ministro Martina, erano entrati proprio tutti: Assitol per l'industria olearia, Aipo, Cno, Unapol, Unasco e Unaprol per le associazioni di organizzazioni di produttori, Federolio per la federazione nazionale del commercio oleario, Aifo e Assofrantoi per il settore della trasformazione.
Ma è durata poco: Federolio e Unaprol, alleate col mondo Coldiretti, hanno abbandonato polemicamente l'associazione interprofessionale dopo poco più di un anno.
Ora, ad accendere le polveri, è bastato un articolo del Sole 24 Ore sullo sviluppo internazionale della spagnola Deoleo, la più grande azienda al mondo nella produzione di olio, proprietaria di alcuni marchi storici italiani (Bertolli, Carapelli e Sasso). L'azienda, membro di Assitol, starebbe lavorando in collaborazione con Confagricoltura per far crescere la percentuale di olio italiano nei blend.
Puntuale è giunta una nota di Federlio che accusa Cno e Unasco di aver scatenato una questione sull'olio "italico" (blend italiano almeno al 50%), a margine dell'accordo di filiera Federolio-Unaprol-Coldiretto teso, spiega la nota di Ferderolio "valorizzare l'olio 100% italiano e che nulla ha a che vedere con quello che si è imposto come "italico" nella sintesi mediatica".
"Si tratta degli stessi soggetti che - prosegue Federolio - , insieme all'Assitol, siedono al tavolo della FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana) dalla quale Federolio ed Unaprol sono usciti proprio per una eccessiva ingerenza della spagnola Deoleo, di cui tutto si può dire tranne che sia sinonimo di olio italiano nel mondo. Ed è proprio nell'ottica di una piena valorizzazione del 100% italiano che Federolio, Unaprol e Coldiretti hanno siglato uno storico accordo sull'extra vergine di oliva 100% italiano tenendo conto dei reali costi di produzione e riconoscendo premialità importanti capaci di garantire la stabilità e la sostenibilità economica degli imprenditori agricoli".
"Rispetto poi alla questione di quello che è stato mediaticamente definito "italico" il punto è chiaro. Le imprese della Federolio non solo si impegnano a valorizzare il 100% italiano, ma auspicano che – attraverso l'Accordo di Filiera – la produzione nazionale possa crescere sempre più e diventare al più presto sufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale, sia interno che legato all'export; oggi purtroppo non lo è".
Secondo Federpolio, "nel tempo che ci separa dal momento in cui la produzione nazionale sarà sufficiente a coprire il fabbisogno – obiettivo per cui Federolio, Unaprol e Coldiretti hanno siglato l'Accordo - le imprese non possono cessare la loro attività e quindi necessitano di selezionare materia prima anche all'estero, prevedendo nella loro gamma anche prodotti composti da una percentuale di oli extravergine provenienti da altri Paesi".
"Quello di portare, all'interno delle bottiglie di extravergine comunitario una percentuale maggiore di olio italiano rispetto all'attuale - è la conclusione - è un intento dunque condiviso anche da chi ha montato la polemica, perché si tratta di voler migliorare una situazione attuale".
EFA News - European Food Agency