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CLARA MOSCHINI

Pasta: sementi certificate primo anello tracciabilità filiera

Lo dice Brazzabeni di Assosementi al congresso From Seed to Pasta -VIDEO

In questa giornata d'apertura è intervenuto anche Roberto Ranieri, amministratore di Open Fields Italia, che nel video allegato spiega quali saranno le principali ricadute per l'agricoltura e per la filiera della pasta made in Italy dopo il sequenziamento del genoma del FrumentoDuro

 Assosementi, l’associazione che rappresenta le aziende sementiere italiane, in occasione di From Seed to Pasta, il congresso internazionale dedicato alla filiera grano-pasta in programma a Bologna da oggi al 21 settembre, lancia l'allarme: anche quest'anno l'impiego di sementi non certificate per la coltivazione del frumento rischia di superare la soglia del 50%, col risultato che la tracciabilità di un prodotto principe della dieta mediterranea e simbolo dell'italianità nel mondo come la pasta rischia di venir meno.

“Per garantire ai consumatori la costante qualità della pasta, un’eccellenza del made in Italy, è fondamentale partire dal seme certificato, strumento indispensabile per valorizzare produzioni ad alto valore aggiunto, garantire la salubrità del prodotto e prevenire il rischio dello sviluppo di micotossine", ha dichiarato Franco Brazzabeni, presidente della Sezione Cereali di Assosementi. "Tracciare la filiera senza partire dal seme significa mettere in piedi un sistema incompleto, perché privo dell’elemento iniziale, quello che dà origine al prodotto alimentare e da cui trae molte delle sue caratteristiche". Perosegue il presidente: "Tra alcuni agricoltori si sta purtroppo diffondendo la falsa convinzione che l’impiego di seme non certificato permette un risparmio significativo nei costi di produzione. In realtà, il costo della certificazione del seme non incide per più di un 2% sulle spese di produzione sostenute dall'agricoltore per ogni ettaro, un esborso ampiamente compensato dai vantaggi produttivi e qualitativi garantiti. Scegliere il seme certificato significa anche sostenere i programmi di innovazione vegetale, i soli che garantiranno agli agricoltori varietà sempre più performanti per il mercato".

In conclusione: “Siamo convinti che la collaborazione lungo tutta la filiera possa sia il punto di partenza per risolvere le criticità del settore cerealicolo. Per questo motivo lo scorso luglio abbiamo aderito al Protocollo d’Intesa a difesa del grano duro di cui fanno parte altre sette associazioni di categoria. Inoltre, abbiamo dato vita a una nuova campagna 'Seme certificato: 5 ragioni per sceglierlo', con l’obiettivo di sensibilizzare gli agricoltori sulle garanzie e i vantaggi offerti dal seme certificato".


Sotto, Roberto Ranieri, amministratore unico di Open Fields Italia. Allegata in basso l'immagine di Franco Brazzabeni, ripreso al convegno:

ClaMos - 4689

EFA News - European Food Agency

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