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CLARA MOSCHINI

Cala produzione olio. I produttori si uniscono

Nasce Italia Olivicola

Gigante che riunisce il 50% dei produttori olivicoli italiani per il rilancio del settore e la tutela del vero made in Italy

Presentata oggi a Roma in un convegno la nuova realtà che riunisce il 50% degli olivicoltori italiani, circa 250mila produttori, per rilanciare il settore. E' "Italia Olivicola", nata dalla fusione tra il Cno, Consorzio Nazionale degli Olivicoltori e Unasco, Unione nazionale dei produttori olivicoli. Quattro gli obiettivi di un gigante che rappresenta 15 regioni attraverso 57 Organizzazioni di produttori e un fatturato annuo di 54 milioni di euro: concentrare l'offerta, migliorare il reddito dei produttori, costruire una filiera coesa e difendere il Made in Italy contro frodi e contraffazioni. "Più di novant'anni di storia tra Cno e Unasco si fondono per dare vita ad una nuovo capitolo dell'olivicoltura italiana", ha detto il nuovo presidente di Italia Olivicola, Gennaro Sicolo, secondo il quale occorre invertire la rotta di questi ultimi 10 anni affinchè il settore possa riprendere a crescere in termini di capacità produttiva e ad affrontare i mercati; tra i compiti di Italia Olivicola, anche quello di essere interlocutore privilegiato delle componenti industriali e commerciali della filiera e delle Istituzioni pubbliche nazionali e regionali. Sulla stessa lunghezza il vice presidente della nuova sigla, Luigi Canino, nel ricordare la necessità "di garantire il giusto valore alla produzione italiana che mantiene il primato nella qualità, nella ricchezza delle quasi 500 cultivar, nella sostenibilità di un sistema tema basato su tracciabilità e certificazione". 

Peggiorano, intanto, i dati della campagna olearia di quest'anno. Secondo l'indagine di "Italia Olivicola" condotta nell'ultima settimana di settembre, le previsioni di produzione segnano il 50% in meno rispetto alle quasi 430mila tonnellate dello scorso anno, attestandosi a poco più di 215mila tonnellate. Ad incidere, fa notare l'Organizzazione, le condizioni meteorologiche altalenanti ed estreme che hanno prodotto danni considerevoli alle piante, tali da indurre a richiedere lo stato di calamità naturale nelle zone più colpite. Ma anche le emergenze fitosanitarie, dalla Xylella agli attacchi di agenti parassitari, come la tignola o la mosca, agevolati da un'estate lunga, calda e umida. Nel crollo della produzione pesano soprattutto le difficoltà riscontrate nelle due regioni leader nella produzione di olio. In Puglia si registra un calo del 56% rispetto allo scorso anno, con punte anche superiori al 70%; mentre in Calabria è del 70% a causa degli attacchi degli agenti patogeni. E ancora la Basilicata perde l'85% con una produzione ridotta poco più di 1000 tonnellate; sfiora il 40% di riduzione anche la Campania, mentre è negativa anche l'annata in Sicilia (-47%) e in Sardegna (-63%). Altalenante, invece, l'andamento nelle Regioni centrali. La Toscana, in controtendenza rispetto al Sud, segna +15%, mentre sono negative Lazio (-29%), Umbria (-18%), Marche (-39%) e Abruzzo (-12%). Andamento positivo, invece, per le Regioni del Nord grazie soprattutto al buon clima estivo in Veneto (+35%) e Lombardia (+30%).

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