Risoluzione su incremento in Italia colture di leguminose
Riconversioni produttive, Pac e necessità di un impegno governativo
Presentata dall'onorevole Maria Spena (FI)
"La XIII Commissione,
premesso che:
la famiglia delle leguminose è, nel regno vegetale, una delle più ricche per numero di specie, che possono essere spontanee o coltivate e sono largamente diffuse in tutte le regioni del pianeta. Con il termine 'legumi da granella' si intendono i semi commestibili delle leguminose, destinati al consumo umano. Le specie più utilizzati per tale scopo sono i fagioli, i piselli, le fave, le lenticchie, i ceci, i lupini, la soia e l'arachide. I legumi da granella sono ricchi di proteine vegetali. La promozione e l'incentivazione della produzione di queste proteine vegetali è auspicabile al fine di poter disporre di valide alternative alle proteine della carne;
il crescente successo della dieta mediterranea, che comporta l'adozione di un regime nutrizionale povero di grassi animali e ricco di fibre, di carboidrati e di proteine vegetali, ha portato negli ultimi anni a una ripresa del consumo di legumi. Per dieta mediterranea si intende un modello alimentare originario dei Paesi del bacino mediterraneo che si distingue per la ricchezza nel contenuto di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, frutta secca e per un basso contenuto di grassi da prodotti animali. Tale modello, che comporta anche uno stile di vita attivo e non sedentario, è stato codificato a partire dal 1975, dopo decenni di studi, dal fisiologo americano Ancel Keys nel libro 'How to eat well and stay well, the Mediterranean way!'. Grazie all'iniziativa di alcuni Paesi (in primo luogo l'Italia, unitamente a Spagna, Marocco e Grecia), la dieta mediterranea ha raggiunto il riconoscimento dell'iscrizione nella lista dell'Unesco del patrimonio immateriale dell'umanità durante la sessione del Comitato esecutivo a Nairobi nel novembre 2010;
i legumi, assieme a frutta e verdura costituiscono la base della piramide alimentare, che è una rappresentazione grafica delle indicazioni di consumo della dieta mediterranea. Un ruolo legato alle loro molte proprietà nutrizionali, ma soprattutto alla capacità di essere fonti consistenti di proteine a basso costo in grado di sostituire in almeno 2-4 occasioni settimanali le fonti proteiche classiche: carne, pesce, formaggi, affettati o uova. Salvo il fagiolo, l'arachide e la soia, le leguminose sono tutte originarie del bacino del Mediterraneo e del vicino Oriente e in questi territori sono coltivate da migliaia di anni. L'elevato valore energetico e la loro capacità di resistere, una volta essiccate, a lunghi periodi di conservazione, diedero alle leguminose fin dall'antichità un ruolo di assoluta centralità nell'alimentazione umana;
in termini di impronta ecologica (spazio necessario alla produzione, consumo di acqua ed a quantità generata di emissioni di gas responsabili dell'effetto serra), a parità di peso prodotto, la coltivazione di leguminose ha un impatto in termini di spazio occupato pari ad un quinto rispetto ad altri alimenti proteici quali carne e formaggi, mentre in termini di consumo di acqua l'impatto è di un quinto rispetto alla produzione della carne e di poco più della metà rispetto a quella dei formaggi. Ma la differenza più rilevante si registra in termini di emissioni di CO2: la coltivazione di leguminose ne genera 15 volte meno rispetto all'allevamento e sei volte meno rispetto alla produzione di formaggi;
grazie alle loro intrinseche qualità nutrizionali e di ridotto impatto ambientale, i legumi rappresentano una delle colture più idonee a rispettare alcuni dei vincoli imposti con la nuova Politica agricola comunitaria (Pac-greening). In primo luogo, esse consentono al produttore agricolo, essendo colture azotofissatrici, di migliorare i rendimenti produttivi, stimolando la rotazione tra colture depauperanti e colture da rinnovo, interrompendo le monocolture, con molteplici benefici ambientali quali il miglioramento della struttura e della fertilità del terreno, la riduzione dell'impiego di fertilizzanti di sintesi e di prodotti fitosanitari. Dal 2010, l'introduzione della misura dell'avvicendamento biennale ha dato una spinta alle colture di legumi; l'alternanza di colture cerealicole e di colture miglioratrici ha assicurato un pagamento supplementare di circa 100 Euro/ha dal 2010 al 2014;
in secondo luogo, un ulteriore incentivo alle leguminose è arrivato dalla Pac 2015-2020 grazie a due fattori:
a) al riconoscimento del contributo delle leguminose ai vincoli del greening, in qualità di colture azotofissatrici. Tali vincoli riguardano la diversificazione delle colture, il mantenimento dei prati permanenti, ma soprattutto la presenza un'area di interesse ecologico (Ecological Focus Area - Efa), che obbliga gli agricoltori con oltre 15 ettari, a destinare una quota del 5 per cento delle superfici dell'azienda a finalità ecologiche: le superfici occupate da colture che fissano l'azoto assolvono tale impegno;
b) al pagamento accoppiato aggiuntivo, tramite il quale in particolare al Sud è garantito un ulteriore contributo per ettaro coltivato a legumi di 22-24 Euro per ettaro;
nel corso degli ultimi cinquanta anni la superficie nazionale destinata a leguminose si era notevolmente ridotta; per alcune colture, gli ettari coltivati erano ridotti ad un decimo, passando da 500.000 a poco più di 50.000 per la fava e 10.000 per il fagiolo e da 25.000 ad appena 2400 per la lenticchia; il lupino ha interessato, secondo dati del 2010, circa 3000 ettari, mentre al cece sono stati riservati poco meno di 7000 ettari;
a partire dal 2010 le Pac sopra citate hanno invertito la tendenza, favorendo la reintroduzione delle colture di legumi soprattutto nel centro-sud Italia. Dall'analisi dell'evoluzione delle superfici, si osserva un aumento del 10 per cento (pari circa 7000 ettari) dal 2014 al 2015, proseguita negli anni successivi;
tuttavia, tali colture presentano dei redditi lordi mediamente inferiori a quelli delle principali colture alternative ed in particolare i cereali. La redditività è molto bassa, prossima al pareggio tra costi e ricavi; tuttavia, a livello pluriennale, tenendo conto della rotazione con i cereali, all'interno di una combinazione produttiva equilibrata dal punto di vista agronomico, le colture proteiche assicurano una convenienza economica accettabile. Inoltre, le leguminose meglio si adattano a terreni che in cerealicoltura sono considerati marginali;
diverso è invece quando si opera in agricoltura biologica, dove queste colture sono essenziali, in considerazione degli impegni previsti dal disciplinare di produzione del biologico;
grazie alla nuova Pac i legumi da granella sono tornati a raccogliere l'interesse del mondo agricolo e questa occasione non va sprecata, perché si tratta di produzioni molto importanti per il nostro Paese. La sola Pac tuttavia non basta per ottenere un adeguato risultato economico. Il futuro di queste colture appare legato:
alla difesa della maggiore qualità del prodotto nazionale;
alla modifica delle abitudini alimentari dei consumatori, che andrebbero orientate verso consumi di proteine più sostenibili e per certi versi, anche più sani;
al contrasto all'importazione di prodotti non conformi;
all'efficienza tecnico-economica delle colture stesse, in particolare al miglioramento della resa per ettaro, da ottenere mediante la ricerca di varietà caratterizzate ma con maggiore adattabilità ai contesti territoriali e al miglioramento delle tecniche colturali;
sotto il profilo agricolo, le maggiori superfici agricole destinate a colture proteiche di varietà vegetali appartenenti alla famiglia delle leguminose, oltre che aumentare l'approvvigionamento nazionale di proteine vegetali, contribuiscono alla riduzione di CO2, consentono il recupero di terreni marginali o sottoutilizzati e promuovono l'adozione di buone pratiche agronomiche, incrementando il livello di produttività e competitività di diverse filiere ivi compresa quella foraggero-zootecnica;
sotto il profilo consumeristico, è necessario soddisfare la richiesta nazionale e le esigenze di qualità dei consumatori. Indagini di mercato mostrano come la gran parte dei consumatori si orienti, in presenza di adeguata informazione sulla loro provenienza, su legumi prodotti a livello nazionale, in modo particolare se prodotti con metodologie tradizionali e biologiche, e sia contraria alle metodologie produttive non conformi alle rigide regole comunitarie, molto diffuse nei legumi importati dall'estero;
esemplificativo è il caso della lenticchia, una eccellenza italiana, coltivata sin dall'antichità. Le lenticchie di Altamura (Puglia) e quelle di Castelluccio di Norcia (Umbria) godono di una specifica Indicazione geografica protetta (Igp). Ma hanno carattere di eccellenza anche le lenticchie di Onano (Lazio), di Ustica (Sicilia), di Mormanno (Calabria) di Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo) e di Colfiorito (Umbria). Giova osservare che diverse di queste località sono state interessate dagli eventi sismici del centro Italia degli ultimi anni;
eppure il 90 per cento delle lenticchie consumate nel nostro Paese è di origine extraeuropea. Il primo produttore mondiale è l'India, mentre il primo produttore europeo è la Francia. L'Italia importa in gran parte del suo fabbisogno dagli Usa e dal Canada; tuttavia, non è possibile distinguere la provenienza del prodotto in quanto nei sacchetti non è riportata la provenienza. Solo in alcuni casi si trova l'origine, ma è una scelta volontaria non obbligatoria del produttore;
nonostante il fatto che la filiera dei legumi in Italia sia soggetta ad importanti controlli sia alla produzione, che alla trasformazione e che l'Italia disponga dei corpi di polizia più specializzati nel controllo, non è garantita la qualità delle lenticchie che consumiamo, in quanto deleghiamo ai Paesi da cui importiamo la nostra sicurezza alimentare;
il sistema di allerta europeo certifica questa situazione. Nel 'rapporto 2018 sui residui di pesticidi negli alimenti', l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) afferma che il 38 per cento dei campioni di lenticchie contiene significative tracce di glifosato, usato, assieme ad altri agratossici, non tanto come erbicida, quanto per accelerare o favorire la maturazione, come peraltro accade anche per gli altri legumi ed il grano,
impegna il Governo:
con riferimento allo sviluppo nel nostro Paese della coltura delle leguminose, in considerazione dei numerosi aspetti positivi evidenziati in premessa:
a promuovere campagne volte a favorire il consumo di proteine vegetali da esse derivanti, da considerare ambientalmente di maggiore sostenibilità, nel quadro dello sviluppo di una cultura alimentare riconducibile alla dieta mediterranea, così come oggi è codificata;
a favorire, mediante specifici interventi di sostegno, l'ampliamento della coltura di leguminose, con particolare riferimento a quelle protette da Igp ed alle colture insistenti nelle aree del Lazio, dell'Umbria, dell'Abruzzo, della Puglia, dell'Emilia, delle Marche e del Molise colpite dagli eventi sismici degli ultimi anni, predisponendo un piano di sviluppo delle colture proteiche al fine di garantire l'approvvigionamento nazionale, incentivando la messa a coltura dei terreni marginali;
ad assumere iniziative per investire nella ricerca e nello sviluppo di varietà autoctone più produttive, promuovendo al contempo la salvaguardia della biodiversità ed il recupero del germoplasma locale, impegnandovi una maggiore quota delle risorse nazionali disponibili;
a svolgere indagini economiche sugli effetti delle riconversioni produttive a livello aziendale;
ad assumere iniziative, in sede di attuazione dell'articolo 3-bis del decreto-legge n. 135 del 2018 in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, per rafforzare la tracciabilità dei legumi da granella ed in particolare delle lenticchie provenienti da Paesi extra Unione europea, nel rispetto delle normative vigenti in tema di informazione al consumatore (regolamento (Ue) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011);
ad incrementare le ispezioni delle autorità competenti, ed in particolare dell'ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) del ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo sui legumi da granella importati". (7-00230)
EFA News - European Food Agency