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CLARA MOSCHINI

Aidepi annuncia ricorso al Tar per etichetta d'origine del grano sulla pasta

L'associazione ritiene che sia "autogol per il Paese: fa credere che l'origine del grano sia sinonimo di qualità"

A margine della conferenza-stampa di presentazione del World Pasta Day (25 ottobre), Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta italiane) ha annunciato di aver presentato il ricorso al Tar del Lazio contro il decreto legge sull’etichettatura del grano voluto dai ministri Calenda e Martina, che obbligherà  i pastai italiani ad indicare in etichetta l’origine del grano utilizzato per produrre la pasta.

“Abbiamo preso questa decisione -spiega Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi- perché il decreto è fatto male: non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano. E questo non è vero. Non incentiva gli agricoltori italiani a produrre grano di qualità. Riduce la nostra competitività all’estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti. Siamo a favore della trasparenza verso il consumatore, e infatti avevamo mandato una nostra proposta alternativa, più semplice ed efficace, che però non è stata neppure presa in considerazione dai ministri”.

Oggi l’export di pasta pesa circa il 50% sul fatturato della pasta, ma secondo stime di Aidepi con la nuova etichetta "perderemmo il 5-7% annuo delle nostre quote di mercato. Quanto basta per farci perdere entro i prossimi 10 anni la leadership del mercato della pasta, che conserviamo da oltre due secoli".

Conclude Felicetti: “Si tratta di un autogol del Paese. Sfavorisce un settore che esporta più del 50% della produzione, che crea valore anche per le filiere dell’olio e del pomodoro e che già acquista tutto il grano duro italiano adatto alla pastificazione”.

Secondo Aidepi il decreto sarà una vera e propria nuova tassa "che ci pone fuori mercato rispetto ad una concorrenza internazionale molto agguerrita sul fronte dei prezzi. Oggi i nostri rivali, Turchia ed Egitto, producono ancora una pasta di minor qualità rispetto alla nostra ma sono in crescita, grazie anche delle sovvenzioni che arrivano dai loro governi. Al contrario dell’Italia dove questo settore ricco di tradizione viene messo alle corde da chi lo dovrebbe difendere e promuovere nel mondo".

Clamos - 964

EFA News - European Food Agency

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