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CLARA MOSCHINI

Francesco Tabano (Federolio): "Serve un nuovo modello per l'olio italiano"

L'offerta non riesce a soddisfare la domanda, 300mila tons prodotte quando la richiesta interna è doppia

Bisogna creare consorzi, il ‘vecchio’ agricoltore deve diventare imprenditore agricolo. Dobbiamo essere tecnologici.

A dispetto delle previsioni iniziali che davano fortemente in crisi la produzione dell’olio italiano, lo scenario che si presenta oggi non è così apocalittico: sono infatti previste 300mila tonnellate reali di prodotto, extra vergine, con un risultato quindi migliorativo rispetto al 2016. La frattura si crea, però, con la richiesta interna di consumi che, secondo le ultime stime, è pari a 600mila tonnellate all’anno. A questo vanno aggiunti anche i numeri dell’export: ogni anno sono oltre 400mila le tonnellate di olio che vengono esportate nel resto del mondo. Ciò comporta che ogni anno servirebbe almeno 1 milione di tonnellate di olio. Settecento mila in più rispetto a quelli attuali.

“L’olio rappresenta una pietra miliare della tradizionale italiana - afferma Francesco Tabano, direttore commerciale Sud-Europa di Pietro Coricelli, presidente della Federolio e membro del cda della neonata Fooi-Filiera Olivicola-olearia italiana – è emblema della dieta mediterranea e rappresenta una nostra eccellenza nel mondo. Un’eccellenza che però viene spesso svilita dalle dinamiche promozionali che tendono a utilizzare il prodotto come acceleratore di traffico dei punti vendita con attività spesso sottocosto, risultanti infine in una grande confusione del consumatore che viene fidelizzato solo alla promozione e non alla qualità vera. Quello che invece servirebbe è avere la possibilità di spiegare meglio i prodotti, le diverse destinazioni di uso e le diverse qualità di olio extra vergine, analogamente a quanto accaduto con il vino. Questo scenario dimostra quanto la cultura dell’olio in Italia sia tutta da costruire”.

Il modello a cui ispirarsi? “Occorre crearne uno totalmente nuovo, cercando di prendere il meglio dagli esempi vincenti che ci circondano. Bisogna creare consorzi – aggiunge Tabano – il ‘vecchio’ agricoltore deve diventare imprenditore agricolo. Dobbiamo essere tecnologici. Dalla Spagna, ad esempio, dovremmo copiare proprio il modello consorziale: ci sono 5 cooperative e una produzione 10 volte superiore rispetto a quella italiana grazie a impianti super intensivi”. 

Secondo Tabano la formula del successo è racchiusa in una sola parola, concertazione: “È importante attuare un tavolo di concertazione, con i produttori, la grande distribuzione e le istituzioni, quest’ultime nel ruolo do guida. La nascita del Fooi e il suo conseguente riconoscimento politico ha proprio questo obiettivo: creare un organismo per racchiudere tutta la filiera, che faccia dialogare e collaborare tutti, dall’imprenditore agricolo alla grande distribuzione organizzata, che oggi inspiegabilmente rimane estranea alle dinamiche di filiera pur essendone attore protagonista al pari degli altri. Solo in questo modo si raggiungono risultati. Il Governo deve essere sempre più presente e accelerare i tempi di approvazione dei piani olivicoli nazionali, ascoltarci e concederci i finanziamenti necessari per realizzare progetti. Dobbiamo essere più forti anche a livello europeo, riprendendo un ruolo chiave che ci faccia nuovamente brillare con le nostre eccellenze”.

mtm - 998

EFA News - European Food Agency

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