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CLARA MOSCHINI

Ristorazione, gli imprenditori fanno appello al governo

Chieste sei misure urgenti e un piano a medio e lungo termine

Il progetto #FareRete, rappresentativo di oltre 100 mila addetti ai lavori nel campo della ristorazione, chiede un sostegno immediato al governo guidato da Giuseppe Conte.

L’azione messa in campo dal comparto della ristorazione riunito nel progetto #FareRete e rappresentativo di oltre 100 mila addetti ai lavori in Italia non si ferma, chiedendo al governo e a tutte le forze politiche l’adozione immediata di alcune misure economiche indispensabili per sostenere concretamente la ripartenza dell’intero settore. 

Ecco le misure: 18 settimane di cassa integrazione, consecutive e non frammentate, con la possibilità di prolungamento fino al 31.12.2020 per un reintegro calmierato; il ristoro del 100% degli affitti per i mesi di chiusura forzata con credito trasferito per legge al locatore e l’applicazione della L.431/98 (affitto calmierato cedolare secca) anche per il commerciale; l’esenzione del pagamento Imu; il prolungamento biennale della concessione del suolo pubblico;il superamento della criticità legata alla responsabilità civile e penale in campo all’articolo 42 del Decreto Cura Italia; la detassazione sulle risorse umane per gli oneri contributivi e assistenziali e dei benefit fino al 30 giugno 2021 estesa anche alle nuove assunzioni. 

A una settimana dall’inizio della cosiddetta Fase 2, #FareRete ribadisce con forza la necessità di un’azione coerente alle effettive esigenze del settore. Confermando la necessità di dialogare con le istituzioni, gli imprenditori della ristorazione presentano al governo anche un piano a medio e lungo termine per valorizzare e difendere non solo il comparto della ristorazione ma in generale tutto il sistema enogastronomico italiano mettendolo il più possibile al riparo da potenziali nuovi drammatici momenti di crisi come il Covid-19. A tale proposito nel medio termine le realtà aderenti al progetto #FareRete chiedono di: prevedere l’utilizzo della carta di credito come tutela del fenomeno del “no-show”; prevedere misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti alimentari italiani; attribuire un codice Ateco più stringente e identificativo del settore ristorazione; istituire il registro unico dei controlli approvando definitivamente la proposta di legge ancora pendente in parlamento; istituire un tavolo permanente presso il Mipaaf (Ministero delle politiche alimentari agricole e forestali) con le associazioni di categoria nell’ottica di uno sviluppo integrato della filiera “dal campo alla tavola” e presso il Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) per pareri tecnici e punti di vista strategici anche nel settore turistico. 

Ma è sul lungo termine che il comparto chiede una profonda e radicale riflessione sottolineando come ad oggi in Italia non esista un dicastero dotato di adeguate risorse per rappresentare l’intero settore. Non solo: l’assenza di una “casa istituzionale” a cui fare riferimento rende ancora più difficile il passaggio di informazioni e il contributo concreto che il comparto stesso desidera offrire alle forze politiche. Si richiede contestualmente di intervenire per i comparti fiere e congressi, un indotto importante per il settore alberghiero e in particolare per i trasporti, gli audiovisivi e soprattutto per il banqueting, con un’incidenza molto alta di personale coinvolto.

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EFA News - European Food Agency

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