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CLARA MOSCHINI

Pizza patrimonio Unesco: il traguardo finale

La decisione del Comitato riunito a Seul arriverà il 9 dicembre

La pizza napoletana patrimonio Unesco potrebbe essere presto una realtà. L’ultimo step per il riconoscimento è a Seul, in Corea del Sud dove un comitato riunito dal 4 all’8 dicembre decreterà l’iscrizione o meno del celebre prodotto nel patrimonio dei beni immateriali. Sarà in particolare il 12/mo Comitato dell'Unesco che deciderà se proclamare "L'arte dei pizzaiuoli napoletani" patrimonio dell'umanità: 24 Paesi compongono il Comitato Intergovernativo, il suo organo esecutivo, che dovrà decidere sulla candidatura italiana. Tra questi 24, solo 2 sono i paesi europei che ne fanno parte: Austria e Cipro che hanno già dichiarato di essere pronti a sostenere i pizzaiuoli napoletani.

Tutto parte dalla petizione #pizzaUnesco, ideata dall’ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, che nel marzo del 2015 riscuoteva un primo successo ottenendo la candidatura italiana ad entrare nel Patrimonio immateriale dell’Umanità, intraprendendo l’iter ufficiale verso il prestigioso riconoscimento.

La decisione, però, si arenò e l’esame della candidatura si fermò. La mobilitazione, invece, continuò. Il 4 marzo 2016 il governo italiano ci riprova e decide che “L’arte dei pizzaiuoli napoletani” sarebbe stata l’unica candidatura italiana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità Unesco. Lo decide all’unanimità la Commissione nazionale italiana per l’Unesco su proposta del ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia. Scelta perché “rappresenta l’Italia in tutto il mondo”.

Il dossier è stato trasmesso all’Unesco e ha così iniziato un lungo e complesso negoziato che ha coinvolto oltre 200 Paesi, “specialmente perché fino ad ora mai l’Unesco ha iscritto una tradizione connessa ad una produzione alimentare” come osservava l’estensore del dossier Pierluigi Petrillo, docente universitario alla Luiss e all’Unitelma Sapienza, già autore di diversi dossier Unesco di successo.

Secondo la Commissione designatrice “l’arte dei pizzaiuoli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. È un marchio di italianità nel mondo”. E questa candidatura ha peraltro evitato il rischio “scippo” da parte degli americani che avevano annunciato la volontà di candidare la “pizza” american-style.

Un percorso che dura da sette anni e ha raccolto oltre due milioni di firme per la petizione. È stato creato un sito con tutte le testimonianze e i progressi della campagna: www.pizzanelmondo.org.

-Un mercato fiorente ma con poche tutele

Il riconoscimento se dovesse arrivare non è una vittoria patriottistica e di orgoglio, ma tutelerebbe un settore che annovera oltre almeno 100mila lavoratori fissi nel settore della pizza in Italia, cui se ne aggiungono circa 50mila nel fine settimana.

Soltanto in Italia il mercato della pizza ha un valore di 12 miliardi di euro, secondo i dati della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) nella sua ultima indagine, portata avanti a supporto della candidatura della pizza come patrimonio Unesco.

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EFA News - European Food Agency

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