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CLARA MOSCHINI

Marchesi avvia la prima casa di riposo per cuochi

Il progetto sarà operativo entro l’autunno 2018 a Varese

12 abitazioni per cuochi in pensione e una cucina didattica per i giovani

Presentato questa mattina a Varese il nuovo progetto del celebre chef Gualtiero Marchesi: una casa di riposo per cuochi. L'idea sarà operativa entro l’autunno 2018 e prevede la trasformazione di una palazzina indipendente in abitazioni per 12 cuochi residenti e la realizzazione di una cucina didattica per l'alta formazione di 18 allievi. La nuova casa di riposo sarà situata presso la fondazione Molina, una casa di cura privata - ma convenzionata con il sistema sanitario nazionale - che conta 500 posti letto.

“Questa volta riesco a realizzare un progetto che sogno da almeno dieci anni – dichiara il celebre chef –. Una casa di riposo per cuochi, sulla falsariga di quella per musicisti, Casa Verdi. La mia passione per la musica è una passione personale e familiare a tal punto che ho spesso paragonato la cucina a uno spartito, le ricette all’opera che un compositore affida a chi deve eseguirle nel rispetto delle note, aggiungendo, come è naturale, la sua dose di interpretazione”.

"L’idea di accogliere i cuochi alla fine della loro carriera – spiega Enrico Dandolo, vicepresidente di Fondazione Marchesi –, facendo fronte a tutte le necessità della vecchiaia, anche per quanto riguarda le patologie più gravi, ma al tempo stesso, la possibilità di costruire in un ambiente straordinario, la ex centrale termica, una scuola di cucina attrezzata dove si possa tramandare e approfondire la cultura culinaria. Sarebbe un modo unico e funzionale per la trasmissione dei saperi ai più giovani e per coinvolgere chi ha dedicato la propria esistenza alla cucina”.

Marchesi ha voluto fortemente anche la scuola per realizzare una formazione nel segno della continuità, dal punto di vista teorico e pratico. L’anno accademico prenderà il via anch’esso nel 2018 e l’idea è di inaugurare un insegnamento innovativo, che interpreti le ultime tendenze del mondo culinario. “In questo – prosegue Dandolo – vogliamo unire innovazione e tradizione, dal momento che siamo convinti che il cuoco sia, a tutti gli effetti, al di là degli eccessi divistici, un portatore di cultura, un divulgatore e un difensore di valori, legati alla salute, alle risorse agricole e alle tradizioni del Paese. Insistere su questo ruolo pedagogico e civile è importante, altrettanto importante sarebbe aggiungere dignità, riservando accanto all’accoglienza anche la prospettiva di una testimonianza per chi ha fatto della cucina la sua ragione di vita. Giovani e anziani si aiuteranno e completeranno a vicenda”. 

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EFA News - European Food Agency

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