Il valore sociale delle acque minerali
Studio del Censis: la bevono 9 italiani su 10
Il 90,3% degli italiani beve acqua minerale, il 79,7% ne beve almeno mezzo litro al giorno. Negli ultimi vent'anni, tra il 1995 e il 2016, c'è stato un boom dei consumatori di 19 punti percentuali (e quelli che ne bevono almeno mezzo litro al giorno sono aumentati del 36%). Oggi sono 49 milioni gli italiani che bevono acqua minerale: 8 milioni in più rispetto a vent'anni fa. Mentre nella crisi gli italiani tagliavano le spese (i consumi pro-capite sono diminuiti del 5,3% nel periodo 2008-2016), i consumatori di acqua minerale aumentavano dall'87,2% al 90,3% della popolazione, e quelli che ne bevono almeno mezzo litro al giorno dal 75,2% al 79,7%. In Europa l'Italia detiene il primato nel consumo individuale di acqua in bottiglia: in media 206 litri pro-capite all'anno, 29 litri in più dei tedeschi (il 16,4% in più), 84 litri in più dei francesi (+68,9%), 85 litri in più degli spagnoli (+70,3%), 173 litri in più rispetto al Regno Unito (+524,4%), 96 litri in più rispetto al valore medio dell'Ue (+87,3%).
Questi sono i principali risultati della ricerca «Il valore sociale del consumo di acque minerali», che è stata presentata a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell'Area Politiche sociali del Censis, e discussa da Marino Niola, antropologo, Andrea Fabbri, professore associato di Endocrinologia dell'Università di Roma Tor Vergata, Ivo Ferrario, Direttore della Comunicazione e delle relazioni esterne di Centromarca, Massimiliano Dona, Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Ettore Fortuna, Vicepresidente di Mineracqua e Presidente della Fondazione Acqua, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.
Eppure, come ha sottolineato Ivo Ferrario nel suo intervento, nonostante la qualità del prodotto e i prezzi economici, non sono mancate campagne informative su alcuni media che hanno prospettato una visione completamente distorta di questo settore.
Guarda il video, con le interviste a Massimiliano Valerii, Ettore Fortuna e Ivo Ferrario.
Vedi anche il comunicato completo sullo studio allegato.