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CLARA MOSCHINI

Dazi: Trump grazia la UE e attacca la Cina

Federalimentare soddisfatta: "Legittimo introdurre dazi e barriere verso paesi come la Cina che fanno dumping"

L’Unione europea, l’Australia, il Canada, il Messico, il Brasile, l’Argentina e la Corea del Sud per ora saranno esclusi dai dazi sull’alluminio e l’acciaio che Donald Trump si sta preparando a imporre. Lo ha detto il rappresentante del commercio americano, Robert Lighthizer, secondo quando scrive Afp.

Invece, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un piano di sanzioni economiche contro la Cina, accusata di avere incentivato il furto di brevetti e proprietà intellettuali dalle aziende statunitensi, per trarne vantaggi economici e produttivi di vario tipo.

Il governo cinese promette di prendere "tutte le misure necessarie per difendere gli interessi del Paese": a poche ore dall'annuncio del presidente Usa Donald Trump del piano sui dazi e sulle misure aggiuntive contro l'import di prodotti cinesi, il ministero del Commercio assicura in una nota postata sul sito web che "la Cina non si siederà pigramente a vedere i suoi legittimi interessi danneggiati". Per questo, saranno prese "tutte le misure necessarie a difendere" i suoi legittimi interessi.

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare,  esprime soddisfazione per la scelta di Trump di escludere dai dazi l’Unione europea confermandoli invece sulle importazioni dalla Cina. “Viene riconosciuto  - dice Scordamaglia -  quanto sostenuto sin dall’inizio da Federalimentare”. E cioè: “Legittimo introdurre dazi e barriere verso paesi come la Cina che fanno  dumping non tutelando la salute dei propri lavoratori e quella dell’ambiente ed  aiutando le proprie imprese con aiuti di stato illegittimi e mascherati”.  Un  comportamento contrario a quello dell’Europa che ha invece gli standard di  tutela più alti al mondo ed è spesso anche più realista del re sugli aiuti di  stato.

L’allargamento dei dazi, al di là di alluminio e  acciaio, a cento categorie commerciali per un valore di 50 miliardi deciso oggi  dagli Usa verso la Cina quindi è giustificabile mentre non lo sarebbe stato  verso l’Europa. “Le guerre commerciali  alla lunga fanno danni da tutte le parti – conclude Scordamaglia – ma va pure  detto che ci vuole equità e reciprocità. La coperta del primo driver dello  sviluppo internazionale, il commercio, non può essere tirata da una parte  sola”. 

agu - 2529

EFA News - European Food Agency

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