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CLARA MOSCHINI

Finto prosciutto di San Daniele: la Marini Salumi condannata per truffa

Ritenuti colpevoli in primo grado 7 dei 9 imputati. Assolti i due ispettori di qualità

Cala il sipario sulla vicenda dei finti prosciutti di San Daniele: il giudice Roberto Pecile, del tribunale di Udine ha emesso la sentenza che chiude il processo di primo grado condannando, tra gli altri, il presidente, vicepresidente e amministratore di fatto della Marini Salumi Srl, accusati di concorso in ricettazione, contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o prodotti industriali, frode nell'esercizio del commercio, truffa e appropriazione indebita. Nel registro degli indagati erano finiti anche due ispettori dell’Istituto Nord Est qualità, oggi Ifcq, che secondo l'accusa non avevano impedito con un'attenta vigilanza la sostituzione dei prosciutti: sono stati assolti.

I fatti risalgono al periodo che va dal 2011-2013: alla Marini Salumi, azienda specializzata nella lavorazione dei prosciutti, sostituivano le cosce di San Daniele Dop con prodotti nazionali ed esteri che poi marchiavano con falsi timbri a fuoco San Daniele Dop. I falsi venivano quindi immessi sul mercato e spacciati per vero San Daniele mentre le vere, pregiatissime cosce “originali” venivano rivendute al mercato nero. Complessivamente nove persone erano finite sul registro degli indagati della Procura di Udine che aveva avviato una maxi inchiesta per frode in commercio e truffa aperta sul crudo di San Daniele. L'indagine era stata avviata dopo che dalle analisi effettuate su alcune vaschette di San Daniele erano emersi dei valori assolutamente incompatibili con il disciplinare del re dei prosciutti.  

Estrema soddisfazione è stata espressa dal neo amministratore unico dell’Istituto sandanielese, Ludovico Picotti. «Un risultato quello di questa sentenza – spiega Picotti – del quale eravamo convinti fin dall’inizio e che conferma ancora una volta di più la serietà del lavoro svolto da circa 20 anni dal nostro istituto attraverso i suoi collaboratori. Non possiamo che condividere con il giudice la ferma condanna a chi ha agito in malafede che, in questo modo, ha messo a repentaglio il nome di un prodotto Dop che è sinonimo di eccellenza sui mercati internazionali».



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EFA News - European Food Agency

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