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CLARA MOSCHINI

Food delivery, la battaglia dei “riders”

A Bologna la prima assemblea e la carta dei diritti

Prima assemblea pubblica ieri a Bologna per i «gig workers» che lavorano per le piattaforme digitali di consegna di cibo a domicilio. Sono arrivati da Genova, Torino, La Spezia, Brescia, Milano, Roma, ma anche da Torino, con un solo obiettivo: conoscersi e fare rete per rivendicare retribuzioni dignitose e diritti, come ferie, malattia, assicurazione contro gli incidenti. Tra loro anche Giuseppe e Riccardo, due dei sei fattorini del cibo a domicilio che avevano fatto causa a Foodora, contestando l’interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico. Mercoledì scorso il tribunale di Torino ha respinto il ricorso, primo del genere in Italia. 

Ma la sentenza, assicurano i giovani della gig economy, non è un freno alle prospettive: “È evidente che il diritto del lavoro in Italia è ancora indietro rispetto a quelle che sono le nuove forme del lavoro, ma la strada giuridica non è l’unica percorribile, come dimostra l’assemblea di oggi. C’è anche quella della mobilitazione, della lotta e della politica”, dice Tommaso Falchi di Riders Union Bologna. I fattorini bolognesi di pizze nei mesi scorsi si sono organizzati in un sindacato autonomo, Riders Union, che riunisce i collaboratori digitali, circa trecento, delle principali piattaforme che operano in città, da Deliveroo a JustEat. 

Dall’accordo, siglato da Riders Union, sindacati e amministrazione è nata la prima Carta dei Diritti”dei ciclofattorini, un documento – il primo in Italia – che fissa i requisiti minimi, dalla sicurezza al trattamento economico, che le aziende del delivery food dovranno rispettare per poter operare in città. “Chiediamo copertura assicurativa totale sugli infortuni, attrezzature adeguate e manutenzione dei mezzi, una paga dignitosa per tutti, indennità in caso di maltempo”, prosegue Tommaso, “la carta dovrà avere valore disincentivante e sanzionatorio per quelle piattaforme che decideranno di non adottarla”. La palla adesso passa a Palazzo D’Accursio, che ha avviato i colloqui tra l’assessorato e le piattaforme digitali e entro maggio dovrà convincerle a sottoscrivere il documento.

 

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EFA News - European Food Agency

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