Federalimentare interviene sui piani formativi
Scordamaglia: "Al centro del successo del nostro settore il capitale umano"
In una evoluzione sempre più tecnologica le risorse umane saranno meno importanti? La risposta di Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare è: "Assolutamente no. Sostengo che le risorse umane saranno sempre più importanti. Ovviamente, dovranno essere sempre più qualificate e ci si dovrà concentrare e vincere la sfida sempre più su temi quali: la formazione, l'istruzione mirata, la qualificazione, la specializzazione, lo stimolo della competenza. Al centro del successo del nostro settore c'è il capitale umano qualificato e da qualificare per formare nuovi talenti in grado di coniugare tecnologie e innovazione con tradizione e artigianalità".
Scordamaglia è intervenuto al convegno "Competenze, Competitività, Impresa e Lavoro", organizzato a Roma da Federalimentare, assieme a Fai CISL, Flai CGIL e Uila UIL, per presentare i risultati dei venti progetti di formazione conclusi con successo tra la fine del 2017 e il 2018.
Le attività formative hanno coinvolto 1.035 aziende, l'82% piccole e micro, in 18 Regioni, 5.408 lavoratori formati con 37.621 ore di formazione erogata ed una spesa complessiva di 8 milioni di €, finanziata per il 70% da Fondimpresa e per il restante con risorse delle aziende stesse.
La formazione si conferma quindi un driver fondamentale per un settore che impiega oltre 385.000 addetti diretti e altri 850.000 nella produzione agricola confermandosi, con 137 miliardi di euro di fatturato e oltre 32 miliardi di euro di export, il secondo comparto manifatturiero del Paese.
Il Convegno ha rappresentato anche l'occasione per approfondire il tema dell'innovazione digitale e delle nuove competenze professionali richieste dalle imprese per affrontare le sfide di Industria 4.0. I dati di Federalimentare confermano l'attenzione altissima della filiera sul fronte ricerca e innovazione, cui le 58mila imprese associate destinano ogni anno circa 10 miliardi di euro, l'8% del fatturato complessivo.
"Nell'industria alimentare, secondo comparto manifatturiero per importanza in Italia, l'innovazione digitale entra con più lentezza rispetto alla media per il profilo ancora "artigianale" di lavorazioni e produzioni. Secondo un'indagine di Nomisma di pochi mesi fa – spiega Aurelio Ceresoli, consigliere Federalimentare delegato per l'Industria 4.0 – gli investimenti correlati a Industria 4.0 sono legati per lo più a meccanismi di difesa delle proprietà intellettuali e dei dati aziendali. Qui entra tutto il tema della tracciabilità, cruciale per il settore, che il digitale sta spingendo moltissimo".
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