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CLARA MOSCHINI

Agroalimentare: 1 prodotto importato in Italia su 5 viola la norma sul caporalato

Cade oggi il 1° anniversario della Legge nazionale nata per contrastare il fenomeno. Le dichiarazioni del ministro Martina, e l'analisi di Coldiretti

Riso, conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, spesso macchiati dallo sfruttamento sui campi

Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha così ricordato poco fa sui social network: : "346 favorevoli e nessun contrario. Il 18 ottobre di un anno fa abbiamo approvato una legge giusta, doverosa, quella contro il caporalato. Un anno dopo al ministero, nella sala che abbiamo dedicato a Paola Clemente -la lavoratrice agricola morta nei campi a luglio del 2015-, con i ministri Orlando, Poletti e Minniti, i sindacati e le associazioni agricole abbiamo voluto fare un bilancio ed aprire una nuova fase d’impegno contro il lavoro nero. In questi mesi l’azione di repressione è stata rafforzata, colpendo caporali e aziende che sfruttavano indegnamente i lavoratori. C’è stato un concreto innalzamento del contrasto al lavoro illegale, con più controlli sul territorio e più responsabilità degli imprenditori. Perché questa è una legge a garanzia delle tantissime imprese agricole che tutti i giorni fanno della legalità e delle regole un impegno non negoziabile.

Ora dobbiamo fare meglio sul fronte della prevenzione, sperimentando modelli di incontro tra domanda e offerta di lavoro più efficaci con il coinvolgimento innanzitutto di organizzazioni agricole e sindacati. Abbiamo proposto di partire da Foggia, luogo simbolo anche per la presenza di migliaia di aziende agricole che rispettano la legge e subiscono la concorrenza sleale di chi sfrutta. L’obiettivo è avviare uno strumento che renda più facile alle aziende agricole reperire manodopera regolare.

Vogliamo rendere sempre più forte anche la Rete del lavoro agricolo di qualità e per questo chiedo alle Regioni di premiare le aziende della Rete con incentivi nei fondi europei dello sviluppo rurale, come fatto già da alcune di loro. Per combattere il caporalato servono unità e determinazione, la riunione di oggi è un altro passo importante nella strada della totale legalità".

Sull'argomento  si è fatta sentire anche la voce di Coldiretti. Sempre oggi l'associazione ha rammentato come da una sua analisi sia emerso che dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana in vendita nei supermercati italiani, fino ai fiori del Kenya, quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori -a partire da quella sul caporalato- vigenti nel nostro Paese. Secondo lo studio presentato appunto in occasione dell’anniversario della legge nazionale per il contrasto al caporalato, si stima che siano coltivati o allevati all’estero oltre il 30% dei prodotti agroalimentari consumati in Italia anche da Paesi extracomunitari dove non valgono gli stessi diritti sociali dell’Unione europea e dell’Italia. "Riso, conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, sono solo alcuni dei prodotti stranieri che -sottolinea l'associazione- arrivano in Italia e sono spesso il frutto di un 'caporalato invisibile' che passa inosservato solo perché avviene in Paesi lontani. E tutto questo accade nell’indifferenza delle istituzioni nazionali ed europee, che anzi spesso  alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali".

Secondo Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti: “Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed è necessario invece che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”.

"L’ultimo drammatico caso è quello delle agevolazioni concesse alla Birmania sulle esportazioni in Europa di riso dopo la campagna brutale di pulizia etnica contro la minoranza dei Rohingya denunciata dalle Nazioni Unite che parla di oltre 700mila rifugiati. Nonostante questo la Birmania gode dal giugno 2013 dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero che ha fatto aumentare dell’800% nel 2017 rispetto allo scorso anno le importazioni di riso in Italia, che hanno raggiunto il valore record di 7 milioni di chili nel solo primo semestre, sulla base dei dati Istat. Un altro esempio è rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Nel 2016 sono aumentate del 36% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico che hanno raggiunto 92 milioni di chili, pari a quasi il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. Rilevanti sono anche le importazioni di nocciole dalla Turchia sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, i fiori dalla Colombia dove è stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile o la carne dal Brasile dove è stato denunciato il lavoro minorile. Le banane sono il terzo frutto più consumato in Italia, ma su quelle che vengono dall’Ecuador sono stati segnalati trattamenti chimici fuorilegge in Europa, mentre lo zucchero di canna, divenuto di gran moda, viene ottenuto in Bolivia in piantagioni dove si segnala l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro. Ma ci sono trattative in corso anche per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela di lavoro vigenti in Italia. L’Argentina, che è nella lista nera del dipartimento di Stato americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole e pomodori -conclude Coldiretti- ha aumentato le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Italia del 15% nel corso del 2016".

Clamos - 948

EFA News - European Food Agency

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