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CLARA MOSCHINI

Le aziende di Fico, strette tra l'inceneritore e i dazi a Eataly

Si accendono le polemiche sul parco agroalimentare più grande del mondo

Il termovalorizzatore produce cadmio in quantità «da 3 a 10 volte superiori» alla norma rispetto agli altri

I riflettori si sono stanno accendendo sull'inaugurazione di Fico Eataly World e già le polemiche incendiano la scena. Il nuovo parco agroalimentare, soprannominato la Disneyland mondiale del cibo di qualità e bio, sorge infatti di fianco all'inceneritore di Bologna. Una struttura che - secondo le denunce di un'associazione di oncologi - produce cadmio in quantità «da 3 a 10 volte superiori» alla norma rispetto agli altri inceneritori e che brucia materiale «sanitario contagioso». Che valori avrà la produzione agricola, di allevamento e trasformazione di Fico, tutto tracciato, biologico, di alta qualità e salutare? Anche il cadmio e i rifiuti tossici residui saranno tracciati?

Peccato che il parco sorga proprio a un chilometro e mezzo da uno degli inceneritori più grandi dell’Emilia- Romagna, in via del Frullo 5, di proprietà della multiutility Hera e attivo sin dal 1973. Il primo azionista di Hera è il comune di Bologna. L'inceneritore smaltisce rifiuti solidi urbani speciali e «pericolosi, catalogati anche come sanitari contagiosi», scrive Hera sul suo sito. Per la presenza dell’impianto gli oncologi di Medicina Democratica, un associazione nazionale, nel gennaio del 2012, certificano «la possibilità di un aumento dei rischi di malattie tumorali a fegato, pancreas, vescica, colon, linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaie, nonché aborti spontanei, nascite pretermine, malformazioni fetali, malattie cardiovascolari e respiratorie». E poi c'è il cadmio in quantità «da 3 a 10 volte superiori» alla norma.

A denunciare per primo questo fatto è stato Antonio Amorosi che, già nel 2014, cercò di avvertire Oscar Farinetti, patron di Eataly, senza successo: nonostante lo scandalo sui giornali, Fico Eataly World aprirà il prossimo 15 novembre. Come se non bastasse, Amoroso mette in luce altri retroscena poco rassicuranti. Fico Eataly World sorge negli edifici del Caab, centro agroalimentare di Bologna, una controllata del Comune e partecipata dalla Regione Emilia Romagna. Eataly World Bologna è controllata al 50 per cento da Coop Adriatica e al 50 per cento da Eataly stessa. Tiziana Primorì di Coop Adriatica è amministratrice delegata di Fico. Primorì fino ad aprile scorso era nel cda di Hera, proprietaria dell'inceneritore. E la Regione che è azionista del Caab nomina il capo di Arpa, ente che fa i rilievi sulle emissioni dell'inceneritore. 

Cosa ne pensano le aziende presenti a Eataly con le loro 40 fabbriche e 43 ristoranti? Tra l'altro, per contratto sono anche obbligate a utilizzare almeno l'80% delle materie prime prodotte proprio dentro a Fico. Quelle contaminate, quindi. Quale ritorno di immagine? Ma non finisce qui.

Da un lato l'inceneritore, dall'altro i vincoli con Eataly World. Delle 150 aziende coinvolte, la maggior parte sono stanziali e legate alla struttura con contratti di affitto, una parte in tentata vendita che pagherà per esserci in base all’incasso. Questi, infatti, non potranno essere portati a casa direttamente dalle aziende, ma tutti gli incassi della giornata saranno depositati in tre macchine automatiche dietro rilascio di uno scontrino. Alla fine del mese il denaro verrà restituito a chi lo ha realmente guadagnato, seppure già privato dei fee dovuti a Eataly, degli oneri e delle spese sostenute dalla struttura. Che godrà di una bella liquidatà a disposizione. Per contratto, infine, le aziende sono vincolate a Fico con durate anche di 6+6. Se le cose dovessero andare male, difficile andarsene. Lunga vita a Fico, quindi.

mtm - 1247

EFA News - European Food Agency

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