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CLARA MOSCHINI

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Arriva la seconda edizione italiana del “Kinderometro”

Un’indagine su scala internazionale in merito al rapporto tra genitori e figli/Allegato

Arriva la seconda edizione italiana del “Kinderometro, il rilevatore dei piccoli momenti”: un’indagine su scala internazionale in merito al rapporto tra genitori e figli, con la particolarità della duplice prospettiva delle due generazioni. Lo studio commissionato a Ipsos, centro specializzato nelle ricerche di mercato a livello mondiale, è stato svolto a novembre 2020 in 8 paesi europei ed extra-europei (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Polonia, Arabia Saudita e Cina) e sono stati intervistati non solo mamme e papà, ma anche i figli di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Il Kinderometro, in quanto appuntamento a cadenza ricorrente, rappresenta un’iniziativa per poter fornire a pubblico e professionisti non solo una fotografia delle dinamiche familiari correnti, ma anche una visione di trend grazie allo sviluppo del progetto nel medio-lungo periodo. 

Obiettivo primario della ricerca rimane quello di indagare l’evoluzione della genitorialità e i fattori chiave coinvolti nello sviluppo dei ragazzi, per cogliere tutte le opportunità per rafforzare il legame con i genitori attraverso i piccoli momenti di condivisione. In un anno segnato dall’avvento della pandemia, è stato di primario interesse comprendere se e in che modo la quarantena abbia influito sui rapporti familiari, odierni e futuri. Le evidenze emerse dal Kinderometro aprono un dibattito in merito agli insegnamenti e alle “buone abitudini” riscoperte, toccando i seguenti temi: il legame positivo e ancora più forte tra genitori e figli, malgrado un anno movimentato; l’oscillazione dei genitori tra due modelli di genitorialità, cercando di conciliare disciplina e autonomia; il tempo trascorso davanti agli schermi, importante sfida educativa per i genitori; il confronto internazionale Il quadro generale che emerge dall’indagine a livello internazionale è che sebbene sia stato talvolta difficile da vivere sia per i genitori che per i figli, lo scorso anno ha anche rafforzato il legame che li unisce. Il primo periodo di quarantena ha rappresentato una grande opportunità per condividere più del solito quei momenti di semplicità quotidiana che contano. 

Chiacchierare, disegnare, fare attività sportiva, fare i compiti, giocare ai videogiochi, leggere, guardare un film, cucinare, mangiare insieme sono alcune delle attività condivise con più frequenza durante il lock-down e alcune di queste continuano ancora a essere condivise tra genitori e figli. I ragazzi dai 7 ai 15 anni sono nativi digitali, una generazione tecnologica abituata a fare molte cose online: interessante notare che l'uso degli schermi è elevato indipendentemente dall'età, i ragazzi più grandi e quelli più piccoli possiedono un tablet in eguale misura. Se generalmente concordano sui vantaggi offerti dagli schermi (aumento consapevolezza e conoscenza), genitori e figli hanno però una diversa percezione dei potenziali pericoli: i genitori ne individuano molto bene i rischi (come la minore socializzazione), mentre i ragazzi ne sono meno consapevoli. 

Infine, è interessante constatare come dal confronto internazionale tra paesi così lontani tra loro emerga una sostanziale omogeneità della situazione generale, sia pur con specificità per ciascun paese. Ad esempio, i genitori in Italia, Arabia Saudita e Cina hanno approfittato molto più degli altri della quarantena per svolgere più attività del solito con i loro figli, apprezzandole anche in maniera più netta rispetto al solito. Inoltre mentre i genitori italiani, hanno continuato a svolgere queste attività con la stessa frequenza del periodo di quarantena anche una volta finito il lockdown, i genitori cinesi e sauditi non hanno invece mantenuto queste nuove abitudini. O ancora la complessità e dualità del modello genitoriale: i genitori in Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania sono equamente divisi tra le due dimensioni di disciplina e autonomia, mentre i genitori in Russia, Polonia, Cina e Arabia Saudita sono fortemente orientati al lasciare più indipendenza possibile. O per quanto riguarda la tecnologia, è emerso che i ragazzi italiani usano i social network e i giochi come Candy Crush sensibilmente meno della media di tutti i paesi.

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