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CLARA MOSCHINI

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Le Dop Bitto e Valtellina Casera festeggiano un quarto di secolo

Il Consorzio lancia una nuova campagna di promozione e un piano di investimenti sul territorio

Le Dop Bitto e Valtellina Casera compiono un quarto di secolo. Per celebrare i 25anni della registrazione dei due formaggi simbolo della Valtellina tra le denominazioni di origine protetta, il Consorzio di tutela lancia una nuova campagna di promozione “Alle origini del gusto” e un piano strategico di investimenti sul territorio per il biennio 2021-2022 del valore complessivo di 600mila Euro. Le iniziative, finanziate grazie ai fondi del Psr 2014-2020, prevedono attività promozionali e turistiche sul territorio (tra cui la partenza a luglio del primo cammino del Bitto e del Valtellina Casera Dop), press tour, spot televisivi e radiofonici su scala nazionale e locale, azioni sui social media e iniziative di marketing nei supermercati e nei punti qualità nazionali per tutto il biennio 2021-2022. Ad annunciarlo in conferenza stampa il vicepresidente del Consorzio, Franco Marantelli Colombin, alla presenza dell’assessore all'agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della regione Lombardia, Fabio Rolfi.

“La Lombardia produce 14 dei 49 formaggi Dop italiani. I prodotti agroalimentari Dop Igp della Lombardia hanno un valore di produzione complessiva di 1,8 miliardi di Euro, con una crescita del 15% all'anno nel periodo per covid, pari al 23,2% del totale nazionale", ha dichiarato Rolfi. "Bitto e Casera sono due simboli della Lombardia e dell'agricoltura di montagna. L'indagine realizzata su questi due prodotti ci dice che c'è ancora un grande potenziale da sfruttare. La regione è e sarà in prima linea insieme al consorzio per promuovere a livello comunicativo la qualità di questi formaggi eccezionali, per farli conoscere al grande pubblico e dare così il giusto valore al lavoro degli agricoltori”. 

A confronto con Dop storiche come Gorgonzola, Asiago e Fontina, che vantano oltre il 90% di notorietà a livello nazionale, e sono state assaggiate almeno una volta in media dal 78% degli italiani, Bitto e Valtellina Casera sono conosciuti dal 22% e dal 25%, con una penetrazione al consumo del 13% e del 15%. Un dato che cambia radicalmente restringendo il campo degli intervistati a nord ovest dell’Italia, dove la conoscenza delle due produzioni si impenna: Bitto e Valtellina Casera sono conosciute da oltre la metà dei residenti (54%), con una penetrazione al consumo rispettivamente del 39% e 36%. È questa la fotografia di Bitto e Valtellina Casera Dop scattata dall’indagine Sg marketing “Conoscenza e percepito dei formaggi Bitto e Valtellina Casera Dop tra i consumatori italiani” presentata per l’occasione. 

Al pari di Asiago e Fontina, Bitto e Valtellina Casera sono percepiti dai loro consumatori come tipici di un territorio (54%), prodotti secondo le regole della certificazione Dop (45%) e formaggi di alpeggio (43%), anche se di fatto il Valtellina Casera è un formaggio di latteria. Chi li consuma li ama e ne distingue le specificità: il 52% dei conoscitori del prodotto è consapevole del fatto che Bitto e Valtellina Casera vengono prodotti rispettando le regole della tradizione del territorio valtellinese e che i due formaggi vengono realizzati uno in estate, portando i bovini al pascolo in alta quota e l’altro in inverno quando i bovini scendono nelle stalle di fondo valle. Sono due le immagini maggiormente associate dai consumatori ai formaggi Dop Bitto e Valtellina Casera: la montagna (63% e 61%), e il gusto (58% e 46%). Si posiziona in terza battuta la produzione a km0, con l’approvvigionamento del latte direttamente in valle (38% e 40%). Nella percezione del consumatore, per essere sostenibile, un produttore di formaggio deve utilizzare solo latte a km0 (35% delle citazioni), garantire il benessere animale (34%), ottimizzare l’utilizzo di energia e acqua (28%), impiegare energia derivante da fonti rinnovabili (27%) e mantenere i metodi di produzione tradizionali/artigianali (22%).

L’emergenza Covid non ha fermato la produzione di Bitto e Valtellina Casera. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Consorzio, il 2020 si è chiuso con 13 milioni di Euro di fatturato (l’85% rappresentato dal Valtellina Casera e il 15% dal Bitto) in sostanziale parità sull’anno precedente. Complessivamente la produzione 2020 si è attestata a 19.130 quintali (17.030 per il Valtellina Casera e 2.100 per il Bitto) grazie a una filiera che conta 133 allevamenti;13 caseifici (di cui 6 acquirenti primari/cooperative) e 16 stagionatori per il Valtellina Casera, mentre 54 alpeggi produttori (di cui 1 cooperativa) e 10 stagionatori per quella del Bitto. A fare da traino tra le due Dop, sia in termini produttivi che di fatturato, è il Valtellina Casera, che nell’ultimo anno ha registrato un’impennata produttiva del 20,5% (passando dai 14.130 quintali del 2019 ai 17.030 nel 2020). L’impennata però non si è tradotta in un deprezzamento del prodotto, che ha tenuto in termini di valore. In flessione (-8,7%) invece la produzione del Bitto Dop: 2.100 quintali prodotti nel 2020 contro 2.300 del 2019.

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EFA News - European Food Agency
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