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CLARA MOSCHINI

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Farmaci in acquacoltura: Ema valuta i rischi

Occorre una maggiore tutela dell’ambiente e della salute umana

Tra gli esperti che hanno lavorato allo studio Sara Villa, ricercatrice afferente al dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra dell’università di Milano-Bicocca.

Occorrono adeguate misure di tutela dell’ambiente e della salute umana rispetto ai rischi legati all’uso dei farmaci in acquacoltura. È questa la direzione indicata all’Unione europea dal gruppo di lavoro per la valutazione del rischio ambientale del comitato per i medicinali per uso veterinario, organismo dell’Ema (agenzia europea per i medicinali). Per rispondere al crescente fabbisogno alimentare, la produzione di pesce d’allevamento è aumentata nel corso del tempo tanto da far ipotizzare che entro quest’anno supererà la produzione di pesce da cattura, rimasta invece costante. Nello Spazio economico europeo il rapporto è di uno a tre a favore del pescato e in questo contesto l’11,4% del pesce (soprattutto trote, spigole e orate) e dei crostacei è prodotto in impianto ubicati in Italia. In Europa, dunque, i numeri sono ancora contenuti, ma destinati a crescere. E, di conseguenza, è prevedibile un aumento dell’uso dei farmaci veterinari.

Il lavoro degli esperti dell’Ema è confluito nel documento "Environmental risk assessment of veterinary medicinal products intended for use in aquaculture in Europe: the need for developing a harmonised approach" pubblicato sulla rivista "Environmental Sciences Europe". Del gruppo di lavoro fa parte, unica rappresentante italiana, Sara Villa, ricercatrice afferente al dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra dell’università di Milano-Bicocca. L’analisi parte dallo scenario attuale. Una quantità pari fino a tre quarti della dose di farmaco utilizzata in acquacoltura può finire nell’ambiente rappresentando una minaccia per la flora e la fauna selvatiche che si trovano nelle vicinanze degli impianti. Con quali effetti, non è facile dirlo perché i medicinali specifici approvati dall’Ema sono pochi e si sopperisce spesso con farmaci veterinari approvati per le specie terrestri di cui, però, non sono stati valutati il protocollo terapeutico iniziale, il tempo di attesa e l’impatto ambientale in caso di impiego per i pesci. Inoltre, la fauna selvatica non bersaglio, comprese le specie destinate al consumo umano come pesci e crostacei, può essere influenzata negativamente dall’immissione di effluenti dell’acquacoltura e di acque reflue contenenti residui farmaceutici. È possibile che sviluppino anche fenomeni di antibiotico resistenza. Altro aspetto da tenere in considerazione è quello relativo ai fanghi di scarto degli impianti di acquacoltura, per i quali è prevista la possibilità di impiego sui terreni agricoli.

Il gruppo di lavoro suggerisce azioni sia a monte che a valle del processo di utilizzo dei farmaci veterinari. Primo passo da compiere, una armonizzazione della disciplina europea e di quelle degli stati membri per la valutazione del rischio ambientale dei farmaci veterinari utilizzati in acquacoltura. Allo stesso tempo, gli esperti sollecitano una semplificazione delle procedure attraverso l’utilizzo di modelli matematici avanzati. Tutto questo dovrebbe facilitare anche il processo di approvazione finale di tali farmaci. Occorrono, inoltre, misure di mitigazione del rischio che tengano in considerazione sia la tipologia dell’impianto che la sua collocazione perché non è sufficiente distinguere tra quelli di acqua dolce e quelli collocati in ambiente marino, ma va considerato che la portata degli effetti sull’ecosistema circostante è determinata anche dalle condizioni ambientali specifiche come la temperatura e la salinità dell’acqua. Non per ultimo, c’è bisogno di una adeguata formazione degli operatori degli impianti per contenere il rischio di un utilizzo inappropriato dei medicinali. Anche perché, a differenza di quanto avviene in caso di non corretto uso dei prodotti fitosanitari in agricoltura, il mancato rispetto delle prescrizioni di impiego attualmente non è sanzionato.

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