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CLARA MOSCHINI

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Spreco alimentare. L'Italia fa progressi

Il Belpaese rimane però tra i meno virtuosi in Europa

Ogni settimana, nelle nostre case, si spreca ancora troppo. Pane dimenticato, frutta ammaccata, avanzi che non avranno una seconda possibilità. Gesti rapidi, automatici, che durano pochi secondi. Le conseguenze, invece, pesano per anni: su ambiente, economia e coscienza collettiva. E l’Italia, in questa fotografia, non è un esempio virtuoso. Nel confronto con gli altri Paesi europei, lo spreco pro capite degli italiani è di 555,8 g, più dei francesi (459,9 g), spagnoli (446,5 g), olandesi (469,6 g) e tedeschi (512,9 g). Siamo ultimi in questa classifica, con circa 100 grammi di cibo buttato in più a persona rispetto a uno spagnolo o a un francese, come confermano i dati del Cross Country Report 2025 di Waste Watcher International.

Tuttavia, una nota positiva c'è: dal 2015 a oggi, in Italia lo spreco pro capite settimanale è sceso di quasi 100 grammi, passando da 650 g agli attuali 555,8 g. Sebbene stia aumentando la consapevolezza del legame tra spreco e impatto ambientale, siamo però ancora lontani dal traguardo per il 2030, che prevede una riduzione dello spreco domestico fino a 369,7 grammi a settimana.

Il 5 febbraio si celebra la 13ª Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare, un’occasione per riflettere sull’efficienza del nostro sistema agroalimentare. Lo spreco di cibo resta una delle sfide più urgenti, presente lungo tutta la filiera – dalla produzione alla trasformazione, dalla distribuzione fino alle tavole dei consumatori – e richiede risposte tempestive e condivise.

Secondo il Food Waste Index Report 2024  dell’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), ogni anno nel mondo vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione globale. Un paradosso etico insostenibile: mentre ogni persona getta quasi 80 kg di alimenti all’anno, oltre 670 milioni di persone soffrono la fame. Lo spreco pesa anche sull’ambiente: è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e consuma un quarto dell’acqua dolce destinata all’agricoltura. In termini di emissioni, se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo emettitore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti.scarica il grafico In questo scenario, la filiera zootecnica italiana si distingue per best practice orientate alla sostenibilità, con riduzioni significative di consumi idrici ed emissioni. Ma il percorso virtuoso non si ferma agli allevamenti o agli stabilimenti: la sfida continua sugli scaffali dei supermercati e nelle nostre case. È nelle cucine, infatti, che si gioca la partita decisiva.

Ma da dove nasce lo spreco? Ne parliamo con lo chef Nicola Longanesi (ex master chef), testimonial della cucina antispreco, che promuove il riuso in cucina: “Nella maggior parte dei casi lo spreco non è frutto di cattiva volontà, ma di una gestione poco attenta della dispensa e di una conoscenza limitata delle corrette modalità di conservazione degli alimenti”.

E cosa possiamo fare nel nostro piccolo per contribuire ad una migliore gestione della spesa in casa? “In cucina", precisa Longanesi, "lo spreco si combatte soprattutto con la creatività e l’organizzazione: gli avanzi possono spesso trasformarsi in ottimi piatti “comfort”, come frittate, brodi, salse, passate, minestroni, e avanzi di carne e affettati, protagonisti indiscussi dei piatti del riuso, proprio in virtù del loro valore e dell’esigenza di evitarne lo spreco. Un primo passo fondamentale, dunque, è pianificare la spesa in modo consapevole: conoscere le porzioni giuste fa la differenza, e pesare gli alimenti aiuta a capire davvero quanto cibo si consuma in casa. È importante poi differenziare i luoghi in cui si fa la spesa, alternando la grande distribuzione ai piccoli commercianti e ai fruttivendoli, per acquistare solo ciò che serve e ridurre gli eccessi. Meglio privilegiare il cibo fresco rispetto a quello già congelato, così da avere la possibilità di gestire autonomamente le scorte”.

Eppure, congelare è un’arte, ma spesso si fa poco e male, perché? “Imparare a congelare e scongelare correttamente", conclude Longanesi, "è una competenza preziosa: suddividere gli alimenti in porzioni e rispettare le giuste modalità di conservazione permette di allungarne la vita e di evitare che vengano buttate inutilmente”.

Photo gallery Chef Nicola Longanesi
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EFA News - European Food Agency
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