Il vino allunga la vita? Prosegue il dibattito scientifico
Irvas: consumo moderato si associa ad una riduzione del rischio di mortalità
"Nel dibattito attuale si tende sempre più a considerare il vino esclusivamente come una fonte di alcol, isolandolo dal contesto alimentare e culturale in cui viene consumato. Questa è una semplificazione che non riflette la complessità delle evidenze scientifiche". È da questa premessa che il professor Attilio Giacosa, presidente Irvas (Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute), sintetizza i contenuti emersi dal confronto con il professor Emanuele Albano, professore di Patologia Generale presso l’Università del Piemonte Orientale, durante la seduta di venerdì scorso presso l’Accademia di Medicina di Torino, dedicata al tema “Moderata assunzione di vino e salute” con la moderazione di Giuseppe Poli, professore di Patologia Generale dell’Università di Torino.
"Il consumo moderato di vino durante la vita adulta, prevalentemente durante i pasti e all’interno di un modello alimentare mediterraneo si associa ad una riduzione del rischio di mortalità, a un minor rischio di malattie cardiovascolari, di demenza senile e di diabete. Occorre però aprire correttamente anche il dibattito sul tema oncologico. Dire che l’alcol è un fattore di rischio per il cancro è corretto, ma va spiegato bene. Il rischio è legato all’abuso protratto, non al consumo moderato inserito in uno stile di vita equilibrato. Ci sono situazioni specifiche, come nelle donne con predisposizione al tumore al seno, in cui è giusto evitare completamente l’alcol. Ma trasformare questo principio in una regola universale per tutti non è scientificamente corretto. Il punto è sempre lo stesso: semplificare troppo significa perdere di vista la realtà dei dati", dichiara il professor Giacosa.
Il punto di partenza del confronto è condiviso: "Il consumo eccessivo di alcol è un fattore di rischio accertato, su questo non ci sono dubbi", spiega Emanuele Albano, professore di Patologia Generale e socio dell’Accademia. "Tuttavia, dal punto di vista biologico ed epidemiologico, è importante distinguere tra livelli e modalità di consumo. Gli effetti dell’alcol sulla salute sono infatti dose-dipendenti e influenzati da molte variabili, tra cui durata dell’esposizione, fattori individuali e contesto. Nel caso del vino, siamo di fronte a una matrice complessa: oltre all’etanolo contiene componenti bioattivi, come i polifenoli, il cui ruolo è ancora oggetto di studio ivi inclusi gli effetti sul microbiota intestinale. Questo non consente conclusioni semplificate, ma richiede un approccio prudente e basato sull’insieme delle evidenze disponibili".
Tra i dati più rilevanti emersi dalla letteratura recente, quelli sulla mortalità generale meritano una lettura attenta: il rapporto della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (Nasem) evidenzia che, nei consumatori moderati, si osserva una riduzione del rischio di mortalità generale fino al 16% rispetto ai non bevitori, una riduzione che nelle donne raggiunge il 23%, sostenuta in larga parte dagli effetti positivi nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.
Anche lo studio presentato il 28 marzo 2026 all’American College of Cardiology arricchisce la complessità del dibattito: l’analisi su oltre 340.000 adulti seguiti per più di 13 anni indica che, rispetto a quanto evidenziato negli astemi, nei consumatori moderati di vino si osserva un rischio ridotto di mortalità cardiovascolare, mentre tale rischio aumenta nei bevitori di moderate quantità di altre bevande alcoliche (superalcolici, birra e sidro) e ancor più in chi beve in eccesso qualunque tipo di bevanda alcolica. La relazione tra consumo di vino e salute è quindi spesso descritta come una “curva a J”: il rischio è più basso a livelli moderati rispetto all’astensione e aumenta con quantità elevate.
"È necessario superare la formula del "rischio sempre e comunque", conclude il professor Giacosa, "e adottare una valutazione integrata rischio-beneficio, che tenga conto del profilo individuale, del contesto alimentare, dello stile di vita e della tipologia di bevanda alcolica, della quantità e modalità di consumo. La scienza chiede di valutare con precisione vantaggi e rischi, perché solo così è possibile offrire ai cittadini un’informazione corretta e indicare ai responsabili della salute pubblica linee guida comportamentali basate sulle evidenze".
EFA News - European Food Agency