'Ndrangheta: sequestro, nel mirino impresa alimentare
Confiscati beni per circa 2,7 mln euro appartenenti al "fedelissimo" del boss Tegano
Un'impresa all'ingrosso di prodotti alimentari è finita al centro di un'inchiesta dell'Antimafia in Calabria. Gli uomini della Guardia di Finanza reggina hanno confiscato beni per circa 2,7 milioni di euro, nell'ambito dell'operazione "Il Padrino", nel corso della quale il titolare dell'azienda è stato condannato in via definitiva a otto anni di reclusione per appartenenza a due cosche della 'Ndrangheta.
L'operazione prende forma da accertamenti patrimoniali condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo le ricostruzioni raccolte dai collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni dei colloqui carcerari, l'imprenditore condannato per associazione di stampo mafioso era stato legato già dagli anni '80 al boss Giovanni Tegano, suo zio acquisito, di cui era stato autista, a conferma di un "regime di fiducia e di assoluta fedeltà".
Il "fedelissimo" del boss intratteneva rapporti con i clan ndranghetisti della provincia reggina, in particolare nell'area ionica, grazie in particolare ai collegamenti che garantiva con le sue attività commerciali, svolgendo il ruolo di "punto terminale della giostra delle imbasciate" finalizzate agli incontri con il capo-cosca o con i suoi reggenti.
Su impulso della Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabra, la Corte d'Appello reggina ha quindi decretato la confisca di un patrimonio in cui figurano nove terreni a Reggio Calabria, tre fabbricati (due a Catanzaro, uno a Reggio Calabria), circa 110mila euro in contanti, assieme a tutti i conti bancari, finanziari e assicurativi per un valore intorno ai 2,7 milioni di euro.
EFA News - European Food Agency