It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Commodity/2. L'incognita frumento

Gli esperti di Aretè stimano rialzi per i cereali: sugli scudi anche olio e pomodori

A Commodity Agrifood gli esperti di Areté hanno analizzato i comportamento di una serie di altre materie primi agro in modo da spiegarne le performance in questi tempi di crisi, tra tensioni geopolitiche, normativa e macroeconomiche, accompagnate da shock meteo sempre più frequenti e intensi. In questo quadro, secondo gli esperti, il 2027 si profila come un anno caratterizzato da un elevato rischio di volatilità per i prezzi delle materie prime agroindustriali. 

Cereali (mais, frumento tenero, frumento duro, riso, orzo) 

Nel corso dell’estate i mercati italiani dei cereali hanno mostrato un generale rafforzamento delle quotazioni, particolarmente evidente per il mais e, più recentemente, per il frumento tenero. Tra gennaio e settembre il mais nazionale comune quotato a Bologna è aumentato del 17%, mentre il frumento tenero n.1 e n.3 sono saliti entrambi di circa il 6%. Più contenuto il movimento del frumento duro fino del Nord Italia, comunque in recupero nel terzo trimestre, mentre l’orzo si è mantenuto sostanzialmente stabile. 

Più differenziato il mercato del riso lavorato: sul listino di Milano, tra gennaio e settembre, +6% il Carnaroli, sostanzialmente stabile l’Arborio, -5% il Lungo B e -18% l’Originario, su cui impatta la prospettiva di una maggiore produzione italiana 2026 grazie all'aumento delle superfici seminate. 

A sostenere le quotazioni è stato soprattutto il peggioramento delle prospettive produttive del mais in Europa, penalizzato durante l’estate da caldo e carenza di precipitazioni in diverse aree produttive. La minore disponibilità di mais e il conseguente maggiore fabbisogno di importazione dell’UE stanno contribuendo a rafforzare l’intero comparto cerealicolo, in un contesto reso più incerto dalle tensioni nell’area del Mar Nero, che hanno rallentato i flussi di Russia e Ucraina e aumentato rischi e costi logistici. 

Anche il frumento duro sta mostrando segnali di recupero, sulla scia del rafforzamento più generale delle quotazioni di mais e frumento tenero, che si aggiunge al contributo dato dal calo della produzione in UE alla dinamica di mercato. Per il riso si configura un mercato globale in deficit per la campagna 2026/27 a causa del primo calo produttivo dal 2015.  

Semi ed Oli Vegetali (palma, soia, girasole, oliva, colza, cocco) 

Nel 2026 i mercati degli oli vegetali hanno mostrato andamenti molto differenziati, dopo le forti tensioni della campagna precedente. Tra gennaio e settembre l’olio di palma è aumentato di circa il 22% e l’olio di colza del 17%, mentre l’olio di soia ha registrato rialzi nell’ordine del 6-10% a seconda del mercato di riferimento. Più debole l’olio di girasole, in calo di circa il 4%, mentre l’olio di cocco ha corretto di circa il 3% rispetto a gennaio, pur restando su livelli storicamente elevati. 

Sul resto del comparto, invece, resta forte il sostegno proveniente dalla domanda energetica. In Indonesia il programma B50 sta portando l’utilizzo di olio di palma per biodiesel verso livelli molto elevati e un eventuale passaggio a miscele ancora più alte richiederebbe nuova capacità produttiva. In prospettiva, la domanda per biocarburanti potrebbe quindi continuare a sostenere l’intero comparto degli oli vegetali, soprattutto se accompagnata da prezzi energetici elevati. 

A questo si aggiunge un nuovo elemento di rischio dal lato dell’offerta: nel Sud-Est asiatico si sono ormai sviluppate condizioni di El Niño, con previsioni di precipitazioni inferiori alla norma su buona parte dell’area tra settembre e novembre. Gli effetti sulle produzioni di palma e cocco potrebbero manifestarsi con ritardo, ma rappresentano un fattore da monitorare per il 2027. 

Per quanto riguarda l’olio extravergine di oliva, il 2026 è stato invece caratterizzato da una nuova fase di discesa dei prezzi. Tra gennaio e settembre la quotazione del prodotto comunitario a Milano è diminuita di circa l’11%, mentre quella dell’extravergine nazionale ha perso circa il 27%, con la flessione che si è accentuata nel terzo trimestre. La correzione riflette una maggiore disponibilità rispetto agli anni di forte scarsità e aspettative più favorevoli sull’offerta mediterranea, anche se il quadro della nuova campagna resta ancora fortemente dipendente dalle condizioni climatiche. 

Orticole (pomodoro e patate) 

La campagna 2025/26 del pomodoro è stata caratterizzata da un ridimensionamento dell’offerta rispetto ai massimi dell’anno precedente e da una maggiore eterogeneità delle rese nelle principali aree produttive. In Europa, caldo e deficitidrico hanno penalizzato rese e qualità, mentre la Cina ha registrato una significativa contrazione dei volumi produttivi. L’Italia ha confermato un ruolo centrale nel commercio mondiale, mantenendo la leadership nelle conserve di pomodoro intero o in pezzi e il secondo posto nell’export di passate e concentrati dopo la Cina. 

La minore disponibilità di prodotto e prezzi contrattualizzati della bacca ancora strutturalmente superiori ai livelli pre-2022 hanno sostenuto le quotazioni dei derivati, rimaste stabili su livelli storicamente elevati. Per il 2026/27 il quadro resta teso, con attese di un’offerta ulteriormente contenuta, crescente esposizione alla variabilità climatica e costi di trasformazione e imballaggio ancora elevati. 

Per le patate la campagna europea 2025/26 è stata caratterizzata da un’elevata disponibilità di prodotto, sostenuta dall’espansione delle superfici coltivate. Per il 2026/27 lo scenario appare invece più teso: la scarsa redditività della stagione precedente ha ridotto gli incentivi alla semina, determinando una contrazione delle superfici nei principali Paesi produttori.. 

- 2 segue -

fc - 63438

EFA News - European Food Agency
Related
Similar